Addio a Günter Grass e Galeano voci scomode della letteratura
ROMA Il mondo della cultura è in lutto per la morte, avvenuta ieri, di due grandi voci della letteratura, Günter Grass ed Eduardo Galeano. Avevano entrambi 87 anni e, curiosamente, quella dei due scrittori può essere definita una "voce scomoda". Coscienza critica della democrazia nata nel dopoguerra a Bonn, Grass - grande intellettuale tedesco socialdemocratico - nonostante l'età e la malattia aveva continuato a partecipare al dibattito pubblico anche negli ultimi anni con interventi spesso forieri di polemiche anche accese. Nato nel 1927 a Danzica, aveva cercato fin da ragazzo di arruolarsi nella marina tedesca. A 17 anni, negli ultimi mesi del conflitto, era diventato effettivo delle SS. Una macchia nerissima e adolescenziale su cui Grass ha taciuto a lungo, fino al 2006, quando è tornato a parlare dei suoi trascorsi nelle SS nel romanzo autobiografico "Sbucciando la cipolla". «Non ho mai detto nulla di falso - si schernì dopo l'uscita del libro che provocò il più grande dibattito politico nella Germania del dopoguerra - Quello che è stato pubblicato dopo il '45 sulle SS, su tutti i suoi crimini, era qualcosa di cui venni a conoscenza più tardi. Il mio senso di vergogna è cresciuto nel tempo, che è poi in gran parte il motivo per cui questo episodio unico nella mia vita è stata una cosa che ho tenuto per me». Grass aveva raggiunto la notorietà con "Il tamburo di latta", il più famoso dei suoi tanti libri per il quale aveva ricevuto il premio Nobel nel 1999. Gli ultimi suoi libri, oltre al recentissimo ''Il mio secolo (100 storie)'' che uscirà in italiano tra un mese, sono ''L'incontro di Telgte'', ambientato tra letterati riuniti a convegno alla fine della guerra dei trent'anni, una sorta di Gruppo 1647, e ''E' una lunga storia'' del '95, sulla riunificazione della Germania, contro la quale Grass si era pubblicamente espresso. Giornalista e saggista, oltre che scrittore, Eduardo Galeano - morto in ospedale a Montevideo in Urugay - aveva iniziato la sua carriera come direttore di Marcha, settimanale a cui collaborava, fra gli altri, anche Mario Vargas Llosa. Con il golpe militare del 1973 era stato imprigionato e costretto a espatriare in Argentina. Il suo nome era finito poi nel mirino del regime di Videla e per questa ragione era fuggito in Spagna. Negli anni della sua carriera letteraria Galeano ha creato un stile personale, a cavallo fra la documentazione storica e la riflessione poetica, che ha portato al successo internazionale la trilogia pubblicata dal 1982 al 1986 dal titolo "Memoria di fuoco". Quest'opera è stata incensata dalla critica internazionale, soprattutto americana - il Times Literary Supplementa paragonò l'autore a Dos Passos e Garcia Marquez - risultando un nuovo best seller globale. Tra le opere più conosciute di Galeano c'è il libro "Le vene aperte dell'America Latina" pubblicato per la prima volta nel 1971. Il volume rappresenta un lungo reportage che attraversa cinque secoli di storia latinoamericana per raccontare il saccheggio delle sue preziose risorse: dall'oro al cacao, dal cotone al petrolio. Galeano è stato anche un tifoso del pallone, passione sublimata nell'opera "Splendori e miserie del gioco del calcio". «Come tutti gli uruguayani avrei voluto essere un calciatore - scrive -. Giocavo benissimo ma soltanto di notte mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che abbia mai calcato i campetti del mio Paese».