Milano, funerali di Stato per le vittime della strage

ROMA «Prima ho sentito lo zio, che era seduto sul banco alla mia sinistra dire "ora basta" poi mi sono girato e l'ho visto avvicinarsi. Ha sparato a me, poi a Erba e infine ha fatto alcuni passi verso l'avvocato Appiani e l'ha colpito». Davide Limongelli, nipote di Claudio Giardiello, l'immobiliarista autore della strage al palazzo di Giustizia di Milano, racconta quei lunghi attimi di terrore dal suo letto d'ospedale. È ferito all'addome, l'intestino perforato in più punti dai proiettili, e resta ricoverato in prognosi riservata. Ma ricorda con lucidità: «Mi sono reso conto subito che Erba era morto, è riuscito a dire "cosa sta facendo" e si è accasciato. Quando ho capito che era tutto finito e lui se n'era andato, ho preso il telefono e ho chiamato il 118». I dettagli della mattanza affiorano giorno dopo giorno nei racconti dei testimoni. Per conoscere la verità di Claudio Giardiello, invece, sarà necessario aspettare ancora. L'uomo accusato di avere ucciso giovedì scorso il giudice Fernando Ciampi, l'avvocato Lorenzo Loris Appiani e l'imprenditore Giorgio Erba ieri non ha risposto al gip: è svenuto poco prima che iniziasse l'udienza di convalida nel carcere di Monza mentre si trovava in una stanza con il suo avvocato, Nadia Savoca, che prima che iniziassero le formalità aveva chiesto di poter esaminare gli atti del procedimento. Ma Giardiello, descritto come un uomo «molto provato», non ha retto e ha perso i sensi. Il medico del carcere lo ha sottoposto a una serie di esami, senza rilevare patologie in atto, ma ha certificato che l'uomo non era in grado di sostenere l'interrogatorio perché in stato confusionale. Giardiello, sguardo perso, farfugliava e secondo chi lo ha visto non sarebbe stato in grado di riconoscere il suo difensore né i magistrati. L'interrogatorio è stato rinviato a domani, ma il gip Patrizia Gallucci ha convalidato l'arresto e disposto una perizia psichiatrica: le accuse sono omicidio plurimo aggravato, tentato omicidio e porto abusivo d'arma. Dopo l'autopsia, in programma domani, le vittime, ha deciso ieri Palazzo Chigi, avranno funerali di Stato. Le esequie solenni si terranno con ogni probabilità mercoledì? pomeriggio nel Duomo: a officiarle dovrebbe essere l'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino. Alle vittime e alle loro famiglie è tornato a esprimere ieri solidarietà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo i rilievi mossi dal presidente dell'Ordine degli avvocati e dal presidente della Camera penale di Roma: in una nota, il Quirinale ha negato «omissioni», sottolineando che il capo dello Stato nelle dichiarazioni seguite alla sparatoria «ha chiaramente ricordato tutte le vittime di quel gesto di insensata violenza». Dalle indagini emergono intanto i dubbi degli inquirenti sul "frame" del video che mostrerebbe l'ingresso di Giardiello in tribunale, dall'ingresso di via Manara, alle 9.19 di giovedì. Una serie di dettagli non tornano, dalla cravatta che il killer indossava, al tipo di documento che avrebbe mostrato, impossibile da identificare perché le immagini sono troppo sgranate. All'esame degli investigatori quindi ci sono le immagini di due o tre persone che potrebbero essere Giardiello, mentre si tenta di capire da quale ingresso l'uomo è effettivamente entrato. Da ieri, intanto, il dispositivo di sicurezza attorno al palazzo è stato ulteriormente rafforzato: una camionetta di militari fa la ronda a orari regolari attorno al perimetro dell'edificio, con soste davanti agli ingressi, mentre molti magistrati chiedono controlli a tappeto e «metal detector per tutti coloro che entrano», compresi giudici, avvocati e personale. Giardiello, secondo quanto ha messo a verbale Marco Eller Vainicher, l'avvocato che tra il 2009 e il 2012 ha assistito l'immobiliarista in una serie di cause contro il nipote Davide Limongelli e l'altro socio Davide Scarpa, aveva repentini «sbalzi di umore» e soffriva di crisi «maniaco-depressive». Secondo il legale, poi costretto a denunciare il cliente per minacce, Giardiello era convinto che fosse stato ordito «un complotto contro di lui» e avrebbe spesso puntato il dito contro il giudice Ciampi, i suoi avvocati, il nipote, i soci e i loro legali. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA