Pena dimezzata all’assassino di Sebastian
PAVIA In primo grado i giudici gli avevano dato 30 anni di carcere. Ma la Corte di appello ha dimezzato la pena, fino a 14 anni, per Milos Nikolic, il giovane di 23 anni, di origine croata accusato di avere ucciso, a gennaio 2012, Sebastian Zbigniew Matuszczjk, il polacco di 36 anni che frequentava la Casa del giovane ed era ben voluto da tutti. Il corpo della vittima fu trovato nella boscaglia sotto il ponte della Libertà, al Ticinello. Aveva il volto sfigurato. Il processo a Pavia, che si era svolto in abbreviato, aveva permesso di ricostruire che il 36enne era stato colpito più volte con una pietra. Proprio per la dinamica del ferimento mortale, il pubblico ministero aveva chiesto l'ergastolo e contestato l'aggravante della crudeltà e delle sevizie, che era stata in efetti riconosciuta. In abbreviato, quindi, l'imputato era stato condannato a 30 anni di carcere. In appello è stata proprio la caduta dell'aggravante a portare al dimezzamento della pena. I giudici hanno accolto il ragionamento della difesa, rappresentata dall'avvocato Alessio Corna, che in primo grado aveva chiesto una perizia affinché fosse valutata la capacità di intendere e volere del 23enne al momento del fatto. La difesa aveva anche invocato l'eccesso colposo di legittima difesa. Per il legale dell'imputato, infatti, il delitto era maturato nell'ambito di un litigio tra vittima e imputato, che era poi degenerato. Nella colluttazione, secondo la difesa, la vittima aveva cercato di ferire con un coltello il giovane croato, che avrebbe reagito colpendo il rivale con una pietra. Di diverso avviso la procura, secondo cui l'imputato si era accanito sulla vittima. I sospetti si concentrarono su Milos Nikolic grazie alle testimonianze di alcuni senza fissa dimora che frequentavano la mensa di Canepanova. Il giovane croato venne fermato qualche giorno dopo il delitto dagli agenti della squadra mobile alla stazione ferroviaria di Cervignano del Friuli, probabilmente mentre era diretto oltre frontiera, e arrestato con l'accusa di omicidio volontario. Sugli abiti che indossava il giorno del delitto furono rinvenute macchie di sangue, e venne dato incarico a un esperto di confrontare il Dna ricavato da queste tracce con quello della vittima. I due profili combaciavano. (m. fio.)