La legge alla Camera tra tante divisioni

ROMA Il Parlamento accelera sul disegno di legge che introduce, in Italia, il reato di tortura. Oggi alla Camera, iniziano le votazioni sul testo che è già stato sottoposto all'esame del Senato. Ma si teme qualche trabocchetto nel cammino. Gli ottimisti sperano di licenziare il testo già questa settimana in modo da consentire il ritorno a Palazzo Madama e l'approvazione, definitiva, entro l'estate. I pessimisti, e i critici, invece non la pensano così. M5S parla di una legge che rischia di essere «inefficace», e annuncia voto contrario se i suoi emendamenti non saranno accolti. Anche la Lega voterà contro, perché dietro la norma si maschera un manifesto contro le forze dell'ordine, timore quest'ultimo espresso anche da Fi e Udc. E le divisioni non mancano neanche nel Pd. Certo, pesa la condanna inflitta l'altro ieri all'Italia, per tortura, dalla Corte di Strasburgo per i pestaggi della polizia nella scuola Diaz al G8 Genova nel 2001. E pesa proprio sui tempi. Il giorno dopo lo "schiaffo", tutti ora chiedono che il testo arrivi il prima possibile al Senato e approvato; del resto l'Italia il reato di tortura lo aspetta da 30 anni. Ma le richieste non mancano. Fi chiede a viva voce che non sia un pretesto per delegittimare le forze dell'ordine. «La proposta di legge configura la tortura come un reato comune e non come un reato proprio del pubblico ufficiale», chiarisce Elio Vito, presidente della commissione Difesa alla Camera. Un punto, questo, che per una parte del Pd, vedi il senatore Luigi Manconi, rappresenta un problema visto che «si è ampliata la competenza ed è più difficile l'applicazione». Certo per Manconi «meglio una legge mediocre che niente». I grillini, che al Senato diedero il loro sostegno, alla Camera chiedono l'approvazione di alcune loro proposte. Nelle legge, sostengono, ci sono «limiti probatori che renderebbero l'accertamento del reato difficile se non impossibile. O si pulisce il testo o il voto sarà contro». Donatella Ferranti (Pd), presidente della Commissione Giustizia alla Camera auspica, invece, il sì definitivo entro l'estate. Non esclude «la possibilità di migliorare il testo con l'approvazione di emendamenti delle forze di opposizione» alle quali chiede però «un atteggiamento costruttivo, anche per non dover dare ragione a chi sostiene che in Italia si parla tanto ma poi non si conclude». Pesanti le pene : la reclusione va da 4 a 10 anni; se poi a torturare è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio la pena è da 5 a 12 anni.