Pasti e indumenti ai poveri Don Tino Baini dice basta

BELGIOIOSO La Caritas parrocchiale non distribuisce più abiti usati. Una decisione sofferta quella del parroco don Tino Baini, ma inevitabile. Perché erano in troppi a bussare alla porta della parrocchia per chiedere capi d'abbigliamento ed erano in pochi a portarvi vestiti dismessi. Resta quindi chiusa il giovedì la porta dei locali che si trovano sotto la casa parrocchiale dove avveniva la distribuzione degli indumenti e dove si concentrava il lavoro dei volontari, una decina, che raccoglievano gli abiti e provvedevano a sistemarli per poi darli alle famiglie bisognose, in media una ventina. Continua invece la distribuzione del pacco alimentare a quaranta famiglie. Tutti i mesi, ogni giovedì, i volontari dello sportello alimenti istituito dalla Caritas portano di casa in casa pasta, riso, pelati, olio, formaggio. Sono solo alcuni dei prodotti contenuti negli scatoloni offerti ad anziani, disoccupati, cassintegrati, persone disagiate. L'ultima distribuzione è avvenuta proprio in concomitanza con la Pasqua. «Cerchiamo di raggiungere tutti coloro che si trovano in difficoltà, anche chi ha vergogna a chiedere aiuto», spiega don Tino che invece, per quanto riguarda gli abiti, si è trovato di fronte una scelta difficile: «Si doveva decidere se continuare a distribuire quel poco che avevamo a disposizione, anche se non si riusciva più ad accontentare tutti, oppure smettere. Negli ultimi tempi infatti si raccoglievano pochi vestiti, in pessime condizioni e di scarsa qualità, a tal punto che non era possibile fornire indumenti decorosi. E poi gli abiti erano spesso sporchi, andavano lavati, per rispettare precise norme igieniche e così non eravamo più in grado di far fronte alle tante richieste». Una situazione che è la conseguenza, spietata, di una crisi che, se ha messo sul lastrico alcune famiglie, obbliga altre a limitare gli acquisti e a risparmiare. Finchè in questo centro della Bassa il sistema è collassato. E a peggiorare le cose, sottolinea il parroco, è anche la presenza di chi se ne approfitta, «persone che, pur senza un effettivo bisogno, venivano alla Caritas a recuperare vestiti, con una frequenza sospetta, danneggiando chi si trova veramente in difficoltà, anche perché diventa difficile individuare chi è in reale stato di povertà». E' cessata anche la distribuzione quotidiana di circa quaranta pasti ai nuclei maggiormente in difficoltà. Anche questo era un servizio svolto dai volontari della Caritas parrocchiale. «Si tratta del progetto Il Sorriso, nato da una collaborazione con il Comune di Pavia, che ci permetteva di avere a disposizione i pasti, preparati dalla società La Serenissima, non consumati nelle mense delle scuole – spiega don Tino -. Purtroppo era stato presentato ricorso da una ditta esclusa dall'appalto e quest'anno non siamo riusciti ad organizzare un servizio rivolto anche agli abitanti di altri centri del Basso pavese». Continua invece la collaborazione della parrocchia con il Comune per aiutare le famiglie bisognose. «Se dal municipio ricevono un sostegno per il pagamento delle bollette, da parte nostra arrivano contributi diversi, procuriamo quello di cui hanno bisogno oppure esentiamo dalla retta del grest i nuclei disagiati - dice il sacerdote -. La funzione della Caritas è quella di fare carità a trecentossessanta gradi e di educare all'attenzione nei confronti dei più deboli». Stefania Prato