Il vescovo: «Siate testimoni della gioia»
di Anna Ghezzi wPAVIA Luce contro le tenebre, speranza contro la paura, un inno alla gioia della resurrezione e del cambiamento per contrastare l'angoscia dei cristiani che, in queste ore, piangono le vittime dei jihadisti somali Shebab, i 148 studenti dell'università di Garissa, in Kenya. Così il vescovo ieri sera nella Veglia pasquale ha celebrato la festa più sacra per i cristiani, quella in cui si ricorda la resurrezione di Gesù da morte e la liberazione dai mali. «Siamo giunti al termine della Quaresima – ha spiegato – il festoso grido dell'alleluia è risuonato per noi che attraverso le rinunce quaresimali abbiamo vissuto la nostra attesa personale di questo momento. Abbiamo anche fatto scelte di impegno nell'ascolto della Parola per imparare a tener viva la speranza». Un messaggio di speranza forte e chiaro, reso più forte simbolicamente dai battesimi celebrati nel corso della veglia: «Il percorso quaresimale ci ha ricordato che si può attraversare il deserto se accompagnati da Dio. La speranza ci dispone ad accogliere il lieto e impareggiabile annuncio della resurrezione di Gesù. I canti gioiosi e la proclamazione dell'alleluia esprimono una gioia profonda che è destinata all'umanità di tutti i tempi e perciò all'umanità di questo nostro tempo, a noi, alle vite di ciascuno di noi». Giudici racconta delle difficoltà del deserto, metafora delle difficoltà della vita, di «un Dio che vuole la dignità della persona», di libertà: «La libertà umana – dice Giudici – è dono così grande può essere descritta solo con i tratti della meraviglia. La Pasqua, liberazione definitiva dal male per ogni persona che crederà al Vangelo, è descritta con l'immagine di un mare che si apre per la libertà di schiavi redenti, e che si richiude per sconfiggere il nemico della dignità umana». Il vescovo ha esaltato la «libertà di chi sa di essere amato e custodito sempre, persino nella morte», che dunque da questo trae foza: «Una esistenza, quella del battezzato, nella quale sarà protagonista ancora la Parola, forza potente per costruire la nostra personale vicenda come testimonianza del risorto, proprio là dove siamo chiamati», dice Giudici. E l'auspicio è che i cristiani si facciano testimoni, «nel fedele impegno a trasformare la nostra vita, testimoniare la resurrezione del Signore riconoscendo la forza di questa novità in ogni realtà positiva, dovunque si dia». La libertà era stata anche uno dei leit motiv dell'omelia dedicata ai sacerdoti della diocesi il giovedì santo, nella messa crismale, a cui ha ripetuto l'invito del Papa a non essere clericali e a mettersi al servizio della comunità cristiana: «Come descrivere oggi dei presbiteri "non clericali"? – aveva chiesto Giudici – Sono quei preti non preoccupati di legare a sé le persone, alla propria mentalità, che non si comportano e non parlano come preoccupati di condurre gli altri dentro una Chiesa dal perimetro chiuso, delimitato da una pratica formalista della vita religiosa e da una visione statica del mondo. C'è bisogno di presbiteri liberi della libertà di Cristo, che sappiano risvegliare la libertà nel cuore di ogni persona che incontrano, la libertà di essere pienamente se stessi realizzando i doni personali ricevuti, con responsabilità, intelligenza e spirito di servizio. C'è bisogno di presbiteri non preoccupati di costruirsi una propria Chiesa, ma con la passione di una comunità che non vive per se stessa ma per immettere nel mondo, nella storia la forza liberante dell'Amore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA