In arrivo c’è anche la “Buona università”

ROMA Il governo Renzi, dopo la Buona scuola, ha in mente di lanciare anche la Buona università. L'anticipazione, peraltro molto circostanziata, viene dall'Huffington Post. L'esecutivo sta già lavorando su una riforma del reclutamento universitario. Le linee guida di questo autentico jobs act dell'istruzione derivano da YOUniversity. Lab, giornata di ascolto del mondo universitario, organizzata dal Pd il 28 febbraio scorso, in cui sono state individuate alcune priorità. «Occorre sottrarre l'università dai vincoli della Pubblica amministrazione restituendole autonomia. Occorre ringiovanire gli atenei e semplificare il percorso per arrivare in cattedra con un contratto a tutele crescenti, attraverso step di valutazione. Occorre rivedere il sistema di diritto allo studio per assicurare in tutte le regioni livelli essenziali delle prestazioni, che vanno tracciati, perché non accada più che capaci e meritevoli privi di mezzi, non possano avere accesso ai più alti gradi di istruzione», dichiara la senatrice del Pd Francesca Puglisi, responsabile scuola, università e ricerca nella segreteria nominata da Renzi. Si tratta di tre passi fondamentali da cui passerà la mini riforma. «Quella che si profila fino al 2017/2018 è una istruzione universitaria sempre più sulle spalle dei docenti precari, che spesso non percepiscono neppure un euro per le lezioni che svolgono. Lo fanno per il prestigio», ha ribadito di recente stesso ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, lanciando il grido d'allarme sulla situazione che si è venuta a creare nelle università dopo il blocco del turnover voluto dalla collega Mariastella Gelmini. E proprio pochi giorni fa, la Giannini ha emanato un decreto che alleggerisce i parametri per l'accreditamento dei corsi di studio universitari a partire dal 2015/2016. Secondo quanto riportato da Huffington e Repubblica.it, senza questo intervento, molti insegnamenti sarebbero stati a rischio. E mentre le tasse universitarie salgono il ministero fa sapere che «considerata l'esigenza di prevedere un temporaneo alleggerimento degli indicatori relativi alla docenza minima necessaria per gli atenei la cui offerta formativa rischia di essere pregiudicata dalle limitazioni in materia di turnover previste dalla normativa vigente, è possibile conteggiare non solo i professori ordinari, quelli associati e i ricercatori, ma dal prossimo anno anche i docenti a contratto». Ma con i pensionamenti degli ultimi anni e il mancato turnover il rischio che non possano partire alcuni corsi è più che una semplice ipotesi. Così, il ministro ha deciso di correre ai ripari.