L’Europa si spacca sul caso Uber
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Uber cos'è? La compagnia statunitense che opera su internet e che sta spopolando nel Mondo (dove le autorità locali non la bloccano) attraverso la quale si prenota un auto con conducente che poi si mette al nostro servizio come un taxi è una società di servizi o una società di trasporti? È attorno a questa questione che si sta sviluppando il conflitto tra Uber, alcuni Stati Europei e che la Commissione dovrebbe risolvere. Uber ha deciso di alzare il tiro ed ha denunciato alla Commissione europea Germania, Francia e Spagna perché hanno bloccato il servizio. In Belgio invece il servizio c'è, ma ci sono una quarantina di ricorsi aperti contro i conducenti proprio per violazione della normativa sul trasporto delle persone. Il primo procedimento contro un autista è iniziato lunedì, e l'avvocato difensore Jacques Verhaeghen argomenta che si tratta di una questione tra privati: «Gli autisti - dice il legale, sono semplicemente dei privati che appartengono alla community di Uber, e perché mai un privato non dovrebbe poter condividere la sua auto come altri si dividono un appartamento?». I tassisti a Bruxelles hanno quasi tutti un adesivo sulla macchina con su scritto: «Questo non è un taxi clandestino». La Commissione europea dovrebbe ora prendere posizione, ma già dai primi passi le cose per Uber non sembrano farsi semplici. Il tema della qualificazione della società, se di servizi o di trasporti, è decisivo. In base alle regole del Mercato unico le società di servizi hanno regole molto rigide a favore della concorrenza, e dunque per Uber sarebbe più semplice affermare il proprio diritto di essere una semplice applicazione che mette in contatto privati. Ma la Commissione europea ha ricevuto i ricorsi e li ha assegnati alla Direzione generale dei Trasporti, che sono un settore con molti meno vincoli europei, e dove dunque la discrezionalità degli Stati è molto più ampia. «Dobbiamo definire che tipo di società sia per decidere sui ricorsi», spiega Mina Andreeva, portavoce della Commissione affermando poi che «ad esempio una compagnia aerea che vende i biglietti su internet non può non esser definita una società di trasporti». Il nuovo servizio, che funziona anche in Italia, ha molti amici, gli utilizzatori, e molti nemici, i conducenti di taxi e alcuni governi. Per chi ha deciso di scaricare e utilizzare la "app" è un modo efficiente ed economico di avere un servizio taxi, sul quale si trova facilmente e rapidamente una macchina per andare dove si vuole. Per i tassisti è invece un pericoloso concorrente, accusato di violare le norme fiscali e di sicurezza del trasporto. Per i governi è, spesso ma non sempre, un nemico perché le lobby dei tassisti premono e perché non lo si riesce a classificare ed è difficile controllare i conducenti. Dunque chi e come paga le tasse? I conducenti hanno le licenze? Quali sono i livelli di sicurezza garantiti ai viaggiatori? Insomma l'aria, per Uber, non è buona. lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA