Padoan: «Def per la crescita» Derivati, zuffa con Brunetta
di Nicola Corda wROMA Un Documento di Economia e Finanza «espansivo e a sostegno dell'occupazione». Sarà a disposizione del Parlamento dalla fine della prossima settimana dopo l'approvazione dell'esecutivo. Il ministro Pier Carlo Padoan spiega davanti alla commissione Bilancio della Camera che il governo sta preparando le carte per puntellare i segnali di ripresa che arrivano dalla congiuntura economica e dalle opportunità del piano europeo di investimenti. Tra le novità anche la necessità di cambiare il patto di stabilità interno, che troppo spesso si è rivelato un freno. Sui segnali della ripresa, Padoan ha confermato la tendenza al miglioramento: «Mi aspetto dati via via positivi, c'è un rafforzamento sia dell'economia sia della fiducia». E se dal mercato del lavoro emergono numeri «apparentemente contradditori» si tratta di «segnali di assestamento». Tornando al Def, il governo «punta a un documento il più espansivo possibile ma in modo selettivo a sostegno dell'occupazione e degli investimenti a livello locale». I vincoli sono sempre quelli di mercato e di bilancio ma il titolare dell'economia annuncia l'intenzione di «avvalersi della nuova flessibilità dell'Ue nel modo più efficiente», in un'ottica di medio termine. Sfruttare così in maniera intelligente la clausola degli investimenti (lo scomputo dal deficit entro il limite del rapporto del 3%), che il ministro ha definito «un'opzione importante» e che nella sua azione di stimolo dell'economia, il governo deciderà di utilizzare secondo le convenienze più favorevoli. E nell'ambito del rispetto dei vincoli di bilancio, Padoan ha annunciato che il governo sta lavorando per superare il patto di stabilità interno «che funziona male e costringe a utilizzare in modo inefficiente delle risorse già limitate». Un meccanismo complicato che «produce effetti paradossali e che anche nelle Regioni virtuose presenta vincoli che impediscono la spesa». «Stiamo lavorando per cambiarlo perché il funzionamento complesso di redistribuzione finisce per avere un costo anche per il bilancio pubblico». Sono gli ostacoli strutturali che hanno portato a un calo degli investimenti e che continuano a frenare la crescita potenziale. Perciò per il ministro dell'economia è necessario continuare sulla strada delle riforme «per aggredire le cause della crisi e aprire a nuove opportunità». Di qui l'importanza del piano Juncker, con «un fondo che vada a finanziare progetti aggiuntivi rispetto a quelli sostenuti dagli attuali programmi europei». L'effetto leva che si propone di arrivare al valore d'investimenti indicato di 315 miliardi di euro, ha detto Padoan «è un obiettivo ritenuto realistico». In Aula alla Camera, invece, lo scontro con Brunetta sui derivati. «Dare pieno e completo accesso a tutti i contratti derivati stipulati dallo Stato italiano non è possibile, perché tra l'altro si rischierebbe uno svantaggio competitivo», ha risposto Padoan, scatenando l'ira dell'interrogante, Renato Brunetta: «Padoan mette di fatto il segreto di Stato sui derivati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA