Borsa merci, la protesta dei mediatori

MORTARA Venerdì, giorno di contrattazione, alla Borsa merci di piazza Trieste a Mortara, si parlerà del rischio che la struttura chiuda i battenti. La legge di stabilità chiede a Province e Comuni di «dismettere le società partecipate non indispensabili per il conseguimento delle finalità», quindi anche la Borsa merci, controllata al 54% dall'amministrazione cittadina e al 35% dalla Provincia. L'ipotesi che circola è quella che siano i soci privati, per lo più aziende, risicoltori e mediatori, a prendere in carico la società che gestisce la struttura di piazza Trieste. La legge obbliga a dismettere la quota degli enti pubblici nelle partecipazioni non strategiche per l'attività amministrativa, ma specifica anche che vanno ridotte le società a partecipazione pubblica che hanno più membri nel consiglio d'amministrazione che dipendenti. E questo è il caso della "Sala contrattazione merci" di Mortara, che ha cinque membri del consiglio d'amministrazione (ma con un compenso solo alla presidente Irene Brustia di poco più di 5 mila euro annui) e nessun dipendente. Una norma che, secondo quanto circola nei corridoi di piazza Trieste, andrebbe interpretata perché negli ultimi nove anni (prima non ci sono i dati) gli enti pubblici non hanno speso un centesimo per il funzionamento della Borsa merci, che ha chiuso gli ultimi bilanci in attivo di poche migliaia di euro. Pagano tutto coloro che la usano: aziende, produttori e mediatori. Il valore della società, 989mila euro circa, corrisponde per la stragrande maggioranza al valore dell'immobile di piazza Trieste. Di fatto è una società che non crea direttamente reddito, ma offre un servizio con costi limitati, come pulizie e bollette, già suddivisi tra gli utenti. «Si sta valutando la possibilità di trasformare l'oggetto societario della Borsa Merci – dice Daniele Bosone, presidente della Provincia –. Una strada potrebbe essere quella di dare alla Borsa Merci un ruolo più forte nella salvaguardia della risicoltura, con attenzione alle zone di maggiore tutela, come le Zps. Si possono ampliare i compiti della Borsa, cambiare lo statuto e magari anche la forma societaria». Intanto il mondo agricolo è in subbuglio, a partire dai mediatori, contrari anche alla proposta della Coldiretti provinciale di introdurre la trattativa telematica: «Il riso non è un'auto o un telefonino, che si possono comprare anche sul web, dato che vengono prodotti in serie – spiega il mediatore di Robbio Stefano Vandone –. Un luogo di incontro come la Borsa merci è necessario per far vedere le campionature di riso alle aziende e trattare sul prezzo. Con la contrattazione telematica senza mediazione, c'è il rischio che il riso venga pagato troppo poco agli agricoltori». Sandro Barberis