Gli ospedali pavesi attraggono meno
di Anna Ghezzi wPAVIA I pazienti che vengono da lontano vengono sempre meno, a Pavia. E il calo – che dura da dieci anni – rallenta ma non accenna a fermarsi: nel 2004 i ricoveri di assistiti di altre province lombarde e di altre regioni d'Italia erano stati più di 56mila, nel 2009 erano meno di 43mila. E l'anno scorso si sono fermati a 30.700. I pazienti da fuori regione sono passati dai quasi 27mila del 2004 ai 14.626 del 2014, quelli dalle altre province da 29.297 a poco più di 16mila. In più crescono i pavesi in fuga dalla provincia per neurochirurgia e chirurgia toracica. A parlare sono i dati del Documento programmazione e coordinamento dei servizi sanitari e socio sanitari 2015 dell'Asl. L'attrattività. La provincia di Pavia resta tra le zone a più alta attrazione, per ricoveri ospedalieri, d'Italia, con bilancio tra "attrazioni" e "fughe" decisamente a favore delle prime. Dal 2004 tuttavia si è assistito ad una importante contrazione della domanda "in entrata" sia per quanto riguarda i cittadini lombardi che del resto d'Italia. «Sembra un processo di "erosione" probabilmente irreversibile, almeno nel medio periodo – spiega l'Asl – e di questa evidenza le strutture della provincia devono tenere conto». Il San Matteo resta il polo più attrattivo per i pazienti da fuori regione: il 40% è stato infatti ricoverato nell'Irccs pubblico, il 18% in Azienda ospedaliera, il 24% negli Irccs privati (Maugeri e Mondino) ed infine il 18% presso gli altri erogatori privati, cliniche e case di cura. La classifica è la stessa anche per i pazienti provenienti dal resto della Lombardia: quasi 8mila (il 47% del totale) sono stati ricoverati al policlinico, il 15% negli ospedali dell'Azienda ospedaliera, il 20% tra Maugeri e Mondino ed infine il 18% negli altri erogatori privati. Perché si viene a Pavia? Al primo posto della graduatoria sono posizionate le malattie degenerative del sistema nervoso con quasi mille ricoveri, seguite dall'edema polmonare e insufficienza respiratoria, nonchè dalla chemioterapia antitumorale. Seguono, con almeno 700 casi, gli interventi su utero ed annessi e l'insufficienza cardiaca e shock, ma anche affezioni dell'apparato muscoloscheletrico e i ricoveri riabilitativi presenti in grande numero. La fuga. Alcuni pavesi scelgono di andare via, per farsi curare. E 6500 vanno addirittura fuori dalla Lombardia. «In presenza di offerta provinciale adeguata per tutte le alte specialità – scrive l'Asl di Pavia – si ribadisce la preoccupazione per la situazione della domanda di alcune prestazioni ad alta complessità insufficientemente soddisfatta in provincia». E per offerta provinciale si intendono sempre il San Matteo, le strutture dell'Azienda ospedaliera – ovvero gli ospedali di Vigevano, Voghera, Mortara, Mede, Varzi, Broni-Stradella, Casorate Primo – ma anche Mondino e Maugeri, ovvero fondazioni private convenzionate, e le altre case di cura accreditate. Le stesse strutture che attraggono pazienti da fuori provincia. Per quanto riguarda ictus e simili (stroke) la domanda è soddisfatta localmente per più dell'80% dei casi. I ricoveri in Cardiochirurgia, invece, hanno subito negli anni una consistente "fuga" extraterritoriale, in prevalenza verso altre strutture lombarde, con una lieve inversione di tendenza dal 2011. Attualmente il livello di domanda soddisfatta localmente arriva intorno al 40%. E ancora: l'Emodinamica pavese soddisfa l'80% della domanda locale, in recupero dal 2010; stabili i ricoveri in Chirurgia vascolare, con un livello di risposta locale tra il 75 e l'80%. Un paziente pavese su due, invece, si fa ricoverare per Chirurgia toracica in altre strutture regionali, il 5% va fuori regione. Calano i pavesi che utilizzano le strutture provinciali per i ricoveri in Neurochirurgia (sono il 60%) per il resto i pazienti si recano in altre strutture lombarde regione (30%) o fuori (meno del 10%). Infine, l'Oncologia chirurgica provinciale assorbe all'incirca il 70% della casistica, in lieve ma costante crescita dal 2009: la parte rimanente della domanda si rivolge sostanzialmente alle grandi strutture dedicate del milanese. «I residenti Lomellini sono quelli che usufruiscono maggiormente delle strutture extra-regionali – scrive l'Asl – Stupisce tuttavia che un quarto dei casi totali provenga dal distretto Pavese, che ha una sola limitata zona confinante geograficamente con l'Emilia Romagna, nonchè le più importanti strutture ospedaliere lombarde nella confinante provincia di Milano».