Israele al voto, la sinistra in testa

TEL AVIV «Vinceremo le elezioni con il nostro cuore e la nostra fede». A due giorni dal voto, mentre il Likud cerca di recuperare il terreno perduto di fronte al centrosinistra di Yitzhak Herzog, il premier Benyamin Netanyahu ha partecipato ieri sera a una grande manifestazione nella piazza Rabin di Tel Aviv, dove è stato accolto al grido di «Bibi, re d'Israele». Con lui si sono avvicendati sul palco leader di partiti di destra, fra cui Naftali Bennett (Focolare ebraico) e Eli Yishay (Yahad, ex Shas), che hanno fatto a gara nell'enunciare professioni di fedeltà alla «Terra d'Israele, al popolo d'Israele, alla Torah» e non hanno lesinato critiche ai rivali politici di "Campo Sionista", Herzog e Tzipi Livni, dati in testa dai sondaggi. Bennett, in particolare, ha accusato Herzog - fra le urla di sdegno del pubblico - di essersi detto pronto ad accettare la spartizione di Gerusalemme affinché essa sia capitale sia di Israele che della Palestina. Sono quasi 6 milioni gli israeliani che domani voteranno nelle elezioni politiche per dare un nuovo governo al Paese. In lizza ci sono 25 partiti, comprese molte liste minori, ma quelle che possono aspirare a superare la soglia di sbarramento (3,25%) sono 11: in palio ci sono i 120 seggi della Knesset. A fronteggiarsi per il primato sono due forze: da un lato il Likud (destra) di Netanyahu da nove anni al potere, dall'altro "Campo sionista", alleanza di centrosinistra formata da Isaac Herzog, leader dei laburisti, e da Tizpi Livni, guida dei centristi di "Hatnua", che gli ultimi sondaggi danno in vantaggio di circa 4 seggi. In tutta la campagna elettorale Netanyahu si era astenuto dal partecipare a eventi pubblici. Ma negli ultimi giorni, mentre il Likud calava nei sondaggi, si è visto costretto a organizzare una serie di comizi. Quello di ieri è stato il più grande, davanti a una folla stimata in 100mila persone dagli organizzatori e in circa 30mila invece dalla polizia. Netanyahu – che parlava da dietro a uno schermo di vetro anti-proiettile, nel luogo dove nel 1995 Yitzhak Rabin fu ucciso da un attentatore – ha insistito sull'attaccamento del suo partito ai valori e alle tradizioni della religione ebraica. Valori, ha precisato, che ha assorbito sia dal padre, lo storico Ben-Zion Netanyahu (un ideologo del revisionismo sionista) sia dal nonno, il rabbino Nathan Milikowsy. Infine, accennando polemicamente ai finanziamenti stranieri che, a suo parere, si sono riversati sui partiti del centro sinistra, Netanyahu ha esclamato: «Non saranno i soldi a vincere queste elezioni, bensì il nostro cuore, la nostra fede».