La Rossa nata per accontentarsi di perdere bene

di Cristiano Marcacci Sulla scorta degli ultimi test di Barcellona gli uomini della Ferrari si presentano al debutto nel Mondiale con un cauto ottimismo. Il team manager Maurizio Arrivabene sa perfettamente che vendere fumo e illusioni in questo periodo potrebbe essere disastroso e quindi si è subito intelligentemente defilato dalle discussioni e dai dibattiti sulla lotta per il titolo. L'obiettivo dichiarato è quello di vincere un paio di Gran premi e Vettel e Raikkonen vengono giudicati in grado di lottare per il terzo gradino del podio finale, dietro ovviamente ai due alfieri Mercedes. A Maranello, quindi, sarà un'altra annata di transizione. Anche perché quella che sta per iniziare è la prima stagione dopo la grande rivoluzione. O epurazione, come dicono in tanti. Quella voluta da patron Sergio Marchionne, che si è voluto subito distinguere per decisionismo dal suo predecessore Luca Cordero di Montezemolo, entrando a gamba tesa in diversi settori. Sia nella definizione dei contratti dei piloti, in partenza (Alonso) e in arrivo (Vettel e il terzo pilota Gutierrez, il cui ingaggio è stato accompagnato da un bel gruzzolo di soldi targato America Movil, nuovo sponsor), che nel completo riassetto del reparto tecnico. Perfino il giapponese che il Cavallino aveva assunto per studiare da vicino le prestazioni degli pneumatici Pirelli, Hiroide Hamashima, non è più da mesi un dipendente Ferrari. Prima di lui, come ci ricordiamo, ci fu il sacrificio di Marco Mattiacci, sostituito appunto da Arrivabene. È stato poi quest'ultimo a dare il benservito a Luca Marmorini, per cinque anni direttore della divisione "Motori ed elettronica", sostituito da Mattia Binotto, direttore della power unit, al direttore dell'ingegneria Pat Fry, con un'esperienza di vent'anni in Formula 1, e al capo progettista Nicholas Tombazis, responsabile dei disegni della Ferrari quando tutto andava bene (vedi il Mondiale costruttori nel 2008) e quando tutto o quasi ha cominciato a girare meno bene, dal 2009 in poi. Al loro posto sono stati promossi rispettivamente capo designer l'ingegnere imolese Simone Resta e super direttore tecnico James Allison. All'inglese, Arrivabene ha deciso di dare carta bianca. Tornato a Maranello nel luglio 2013, Allison è considerato dal quartier generale della Ferrari l'uomo giusto per far cambiare passo al Cavallino e per modificare in positivo gli equilibri all'interno della squadra. Talento, saggezza, dedizione e competenza sono le doti che il Circus gli riconosce da sempre e per le quali Arrivabene ha deciso di scommettere così tanto su di lui. Resta il fatto che la monoposto che dall'Australia vedremo impegnata nel Mondiale 2015 è molto più la vettura di Tombazis e Fry che quella di Resta e Allison. Quando infatti Marchionne scelse la strada del rinnovamento certe decisioni in fase di sviluppo erano già state prese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA