«Ho ammazzato Mauro, ora mi sparo»

di Anna Mangiarotti wSANNAZZARO «Dopo aver sparato a mio fratello, Matteo ha telefonato a suo padre. "Ho ammazzato il Mauro Varesi, adesso mi uccido"». Roberto Varesi, fratello della vittima, racconta i momenti successivi all'omicidio, commesso domenica alla cascina Rainoldi da Matteo Zanini, 35 anni, muratore di Scaldasole che poi si è tolto la vita. Le due famiglie sono in stretti rapporti di amicizia: la mamma di Matteo è stata testimone alle nozze di Roberto Varesi con Lola, irlandese trapiantata in Italia e conosciuta in un maneggio della zona. I Varesi oltre a coltivare la terra hanno allevamento di bovini da latte. «Per noi, Matteo era come un figlio – dice Roberto, 58 anni, – anche sabato a pranzo ha mangiato da noi, tutti a tavola insieme compreso mio fratello. Sembrava tranquillo». Nel pomeriggio, però, Matteo Zanini e Mauro Varesi. 60 anni, hanno litigato pesantemente. «La discussione è partita dai lavori di sistemazione di un porticato che Matteo stava sistemando nei momenti liberi– racconta Roberto Varesi – lo faceva gratis, per amicizia e perché noi davamo alla sua famiglia la legna». A quanto pare, «mio fratello è passato agli insulti, totalmente ingiustificati, anche contro il padre di Matteo. Aveva un carattere difficile, diceva quel che pensava senza filtri». Matteo Zanini poi ha raccontato la discussione a David Varesi, nipote della vittima, amico d'infanzia: «Io a lavorare da voi non vengo più, per colpa di tuo zio", mi ha detto», ricorda David. Ma la cosa sembrava finita lì. Invece «domenica poco dopo l'una è arrivato qui il padre di Matteo, sconvolto». Durante la telefonata che annunciava il delitto ha cercato di convincerlo a tornare a casa, il figlio ha riattaccato. L'uomo si è precipitato alla cascina che dista pochi chilometri dalla villetta di via Salvadeo a Scaldasole, dove Matteo viveva con i genitori pensionati. «Ha visto prima di noi mio zio morto nella cabina del trattore, ucciso da una fucilata alla gola che gli ha trapassato la testa». A quanto risulta dalla prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Voghera, coordinati dal capitano Francesco Zio, Matteo Zanini è arrivato alla cascina Rainoldi sulla sua vecchia Panda, con il fucile calibro 12 regolarmente denunciato che usava per andare a caccia. L' unica sua passione del tempo libero insieme alla pesca, e qualche aperitivo al bar del paese con gli amici. «Anche se da un po' frequentava una ragazza», dice ancora David, che sarebbe stata sentita in caserma. «Ha aperto la portiera del trattore che mio zio stava usando, per spostare con il braccio meccanico delle balle di fieno, e ha sparato». «Non devono aver discusso ulteriormente - ipotizza Lola Varesi –sennò avrei sentito mio cognato urlare come sua abitudine quando litigava, anche dal salotto di casa». Dopo il delitto Matteo ha vagato per un po' nei dintorni, «intanto ha risposto a due telefonate della madre e della cugina che lo supplicavano di tornare», spiega David. Dalle 14 in poi il telefonino è rimasto muto. Matteo è andato a uccidersi in una strada di campagna dietro il cimitero di Scaldasole, in località Barca, «il posto dove da ragazzini andavamo ad appartarci con le morose». Adesso, dice la cognata di Mauro Varesi, «ci sono due famiglie devastate, e tutto sarebbe nato da una lite banale. Matteo era e resta per noi un bravissimo ragazzo, saremo sempre amici della sua famiglia». Cosa avesse davvero dentro, «forse non lo sapremo mai. Sembrava la persona più tranquilla e accomodante del mondo. E andava d'accordo con tutti, genitori compresi». A casa Zanin, ieri il fratello di Matteo presidiava il cortile. «Non abbiamo nulla da dire, per ora lasciateci con il nostro dolore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA