NECESSARIO IL DIALOGO CON MOSCA
di RENZO GUOLO Renzi incontra Putin. Sul tavolo temi rilevanti come le relazioni Europa-Russia, la crisi ucraina che sulle prime hanno avuto rilevanti conseguenze, i rapporti commerciali italo-russi. Ma al capo del governo italiano interessava soprattutto il dossier mediorientale e nordafricano. Nelle intenzioni del presidente del Consiglio, il viaggio a Mosca aveva soprattutto l'obiettivo di coinvolgere Putin nella gestione della crisi libica, questione di vitale interesse nazionale per l'Italia. Perché la Russia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza e Roma sa bene che qualsiasi opzione per giungere a una soluzione militare o diplomatica della vicenda libica, nella quale l'Italia rivendica un ruolo guida, deve avere il via libera russo al Palazzo di Vetro. Anche perché, dopo il tracollo dell'Urss e lo sfacelo che ne è seguito, il Cremlino ha puntato molto sulla ricostruzione della sua politica mediterranea e oggi esercita un ruolo chiave in quello scacchiere. Non solo ha rapporti con l'Iraq, la Siria di Assad e l'Iran, a diversi livelli parte del dispositivo del contrasto al Califfato, ma anche con l'Egitto impegnato nel contrastare l'espansione dell'Is in Libia. La Russia, inoltre, ha un peso influente nel negoziato sul nucleare iraniano e può essere un attore decisivo nella lotta al terrorismo jihadista. Insomma, per l'Italia la Russia è un partner fondamentale nel perseguimento della propria strategia di media potenza europea. Candidata, per vincoli geopolitici prima ancora che per vocazione storica a un ruolo di primo piano nell'area mediterranea. Teatro sempre più rilevante nello scenario mondiale. Recandosi a Mosca Renzi rompe l'isolamento di Putin. Nei vertici con Merkel e Hollande sulla crisi ucraina, il presidente russo era parte in causa e non mediatore. Quel ruolo era affidato alla cancelliera tedesca e al presidente francese. Nell'incontro con Renzi, Putin è stato, invece, coinvolto come attore capace di favorire la soluzione di conflitti che non impegnano direttamente Mosca. In tal modo Roma riconosce l'influenza che essa ambisce a esercitare nella scena internazionale. Anche se sulla vicenda ucraina l'Italia, che pure paga pesanti prezzi economici ed energetici per effetto delle sanzioni contro il rinato espansionismo granderusso, non può che allinearsi alla posizione tedesca e americana. Non è casuale che Renzi abbia legato il rilancio del dialogo tra Italia e Russia a un rinnovato impegno per il rispetto degli accordi di Minsk. Ma, puntando sul suo ritrovato ruolo nel Mediterraneo, solletica l'ambito ruolo di attore globale della Russia. Una missione, quella a Mosca, che in Italia e fuori può apparire sin troppo sbilanciata in senso filorusso. E sollevare il consueto paragone tra Renzi e Berlusconi anche su questo versante. Tanto che, anche per evitare accuse di essere troppo accondiscendente con il nuovo zar del Cremlino, il Fiorentino ha fatto prima tappa a Kiev, incontrando Poroshenko. E poi ha portato simbolicamente fiori nel luogo in cui è stato ucciso Nemtsov, il leader dell'opposizione russa eliminato in circostanze ancora misteriose davanti al Cremlino. Ma, almeno su questo fronte, la scelta di Renzi non è in mera linea di continuità con la diplomazia della "pacca sulle spalle" di berlusconiana memoria. Anche se in politica estera i vincoli e gli interessi non sono opinioni e prescindono dai temperamenti e da vizi e virtù dei leader. Il tentativo di spezzare l'isolamento russo ha una logica per l'Italia. Naturalmente non a costi politicamente insostenibili sul piano degli equilibri internazionali e dei diritti umani. Putin deve esserne consapevole, altrimenti le aperture di paesi come l'Italia, nonostante gli imperativi della realpolitik, potrebbero rivelarsi dei fuochi fatui anziché delle opportunità da cogliere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA