Ansprando mi ha detto
Gioco così così e quattro punti sono il bottino azzurro prima di Arezzo. Io mi mangio le mani, ma lo fanno anche i mandrogni e i nuarés. Siamo ancora primi, dai, anzi secondi, poteva andare molto ma molto peggio con il "Lume". Forse abbiamo perso proprio il "lume" del buon gioco: vuoi la rotazione dei titolari, vuoi che a volte non gira proprio, tuttavia il pareggio di mercoledì potremmo rimpiangerlo. Quando qualcuno visita con me Pavia per la prima volta scelgo percorsi alternativi, glissando o quasi sui monumenti più conosciuti e inflazionati (e qualcuno pure bruttarello) e spesso li porto nelle vie del centro quelle vere, un po' fresche e umide d'estate, fredde e ancora più umide se non nebbiose l'inverno. Adoro una stradina: via Lunga. Particolare, stretta, quasi senza abitazioni e che porta quasi al fiume. Ha una particolarità: a metà del percorso, più o meno all'altezza dell'edicola con il dipinto dedicato alla Madonna con il Bambino per la fine della peste del 1630, se ti giri non vedi l'imbocco della via. Ne ho fatto un po' la metafora della vita: a metà del percorso meglio non guardarsi indietro e rivolgere o sguardo in avanti. Via Lunga, se la si percorre appunto verso il Tèsin regala mattoni rossi su quasi tutto il lato sinistro: muschio, qualche pianta che sfida tutte le difficoltà di accontentarsi della pochissima terra di un pertugio: anche l'erba è povar ma gnüc. Quando l'attraverso sento tutta la nostra storia, di Capitale, di conquista e di invasione, un po' come se riuscissi a capire da dove arrivo io, pavese nato nel Novecento. L'altro giorno ho chiesto una consulenza: ne faccio spesso per lavoro, ma ogni tanto pure io ho bisogno di conferme e di qualche consiglio. Quando appoggio le dita in punto, non ve lo rivelo, segreto personale, mi concentro e parlo con Ansprando. Era un giovanotto longobardo che amava Pavia. Fiero, robusto e animo da condottiero. Gli ho chiesto cosa ne pensi della nostra cavalcata verso un traguardo così atteso. Non è facile comprenderlo sempre, perché qualche parola me la perdo, ma mi ha confidato che dobbiamo batterci fino alla fine, perché tante piccole battaglie portano alla conquista finale. Lui non sa molto di calcio, ho provato a spiegarglielo ma, utilizzando un po' il suo modo di pensare, mi ha detto che le retrovie devono essere sempre protette da chi deve badare anche a reggere l'urto di chi guida lo scontro là davanti. Mi sa che invece Ansprando ci capisce eccome. Mi ha aggiunto che ci crede e Pavia deve tornare grande, malgrado le difficoltà che vede più spesso fuori che dentro il campo della battaglia. Certo che se l'amis longobardo è fiducioso sono più fiducioso anche io. Ad Arezzo non avremo Cesarini, la terra di toscana spesso ci riserva amarezze, ma quest'anno non deve essere così. Insomma, se via Lunga è il campionato siamo già abbastanza avanti: se mi giro non vedo più da un buon numero di passi le amarezze passate e comincio quasi a sentire l'odore del fiume: il traguardo è lì, per la nostra storia e, ultimamente, un po' contro tutti. Vamos Pavia, come sempre. Alla prossima. Fabio Muzzio Zuppa alla pavese