Dopo anni l’Italia esce dalla recessione
di Angelo Di Marino wROMA È stato il nostro incubo per mesi. Ha dettato i tempi dell'economia, della politica, dei governi. E ieri, dopo cinque anni, è sceso sotto quota 100 punti, come non accadeva appunto dal 2010. Lo spread, letteralmente differenziale, nel corso della giornata è andato a quota 98, con il rendimento del Btp decennale all'1,30%, nuovo minimo storico. In serata, a seguito di un leggero rimbalzo, lo spread ha chiuso a 102 punti base. Al di là degli aridi numeri e dei decimali, è soprattutto la percezione del dato ad aver scatenato dei riflessi positivi. A rendere la giornata ancor più radiosa per la nostra economia, in uscita evidentemente dalla recessione, almeno stando ai dati, ci ha pensato ancora l'Istat con le sue previsioni sul Prodotto interno lordo: «Per il primo trimestre 2015 è previsto il ritorno alla crescita del Pil», messo nero su bianco dall'istituto di statistica, il che vale molto più di un post-it attaccato sul frigorifero. Nella nota mensile sull'andamento dell'economia dell'Italia, il dato è di particolare rilevanza così come viene sottolineato dagli esperti: «La variazione congiunturale reale del Pil prevista è pari a +0,1%, con un intervallo di confidenza compreso tra -0,1% e +0,3%». Insomma un rialzo che pone termine ad una fin troppo lunga serie di variazioni negative. Se le previsioni venissero confermate, si chiuderebbe la parentesi della recessione aperta a metà del 2011, la più lunga della storia italiana insieme a quella consumata nei primi anni Ottanta, e che non ha alcun precedente se si somma a quella partita nel 2008, esplosa con il crac della Lehman Brothers. Un continuo susseguirsi di segni "meno", tra continui cali congiunturali del Pil e, nella migliore delle ipotesi, indici piatti. E la magica combinazione spread-Pil, declinata in positivo, significa per esempio meno spese per il pagamento degli interessi, quindi meno debito. Pensate a quello pubblico: da tempo viaggia sui duemila miliardi di euro. Il calo dello spread dall'autunno ad oggi, rispetto alle previsioni del governo, corrisponde in soldoni a circa 1,5-2 miliardi di risparmi per quest'anno. Un tesoretto nelle mani di Renzi, l'autore delle riforme apprezzate dall'Ue. Pensate che al tempo dell'ultimo Berlusconi lo spread schizzò a 575 punti base. Rispetto ad allora, l'Italia pagherà fra i 15 e i 20 miliardi di euro di interessi in meno. Insomma #lavoltabuona per twittarla alla Renzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA