Scoperti 77mila lavoratori in nero
di Andrea Scutellà wROMA Quando l'ispettore bussa alla porta dell'azienda, l'imprenditore trema. Nella maggior parte dei casi, infatti, nasconde sotto il tappeto delle irregolarità. È sconfortante il dato dei controlli effettuati dal ministero del Lavoro, dall'Inps e dall'Inail: il 64,17% delle aziende esaminate è irregolare. «Se fosse un campione casuale sarebbe corretto generalizzare - avverte il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - e dire che il 60% delle imprese in Italia sono irregolari. Ma noi andiamo a cercare quelli che hanno dei guai. Fare il 60% vuol dire che siamo bravi noi, perché abbiamo colto vicino al segno». Eppure anche i dati assoluti delle ispezioni non possono confortarci. Su 221mila aziende esaminate dagli organi oltre 142mila sono irregolari e nel 42,61% dei casi si tratta dell'irregolarità più grave: il lavoro in nero. Nonostante la deregulation contrattuale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni - mitigata, forse, dalla recente eliminazione dei contratti di collaborazione - più di 77mila lavoratori, nel 2014, non hanno alcuna tutela. Importante il risultato della lotta all'evasione: sono pari a 1,5 miliardi di euro i contributi e premi recuperati dagli ispettori. Conciliazioni: soluzione efficace? A volte sembra che la carota funzioni più del bastone. Potrebbe essere il caso delle conciliazioni monocratiche: una buona idea. «Quando un lavoratore denuncia il fatto che, ad esempio, non è stato pagato - sottolinea il ministro Poletti - il primo atto che noi facciamo è quello di chiamare la parte interessata e cercare di risolvere il problema. A noi interessa solo che il lavoratore possa ricevere il suo compenso. È una soluzione semplice ed efficace». Il 60% delle richieste d'intervento (oltre 47mila) ricevute dagli uffici territoriali lo scorso anno, sono state tratte con il ricorso a questo istituto. Solo nel 39% dei casi, tuttavia, si è registrata la comparizione di entrambe le parti e meno di 8mila conciliazioni sono andate a buon fine. L'Agenzia unica e il jobs act. «Stiamo lavorando alla possibilità di istituire un'Agenzia unica per i controlli - spiega Poletti -, riassumendo le attività del ministero, dell'Inps e dell'Inail, per evitare la ripetitività di azioni che possono essere fatte da un solo soggetto e per risparmiare alle aziende controlli in sequenza». Il testo del provvedimento sarebbe già pronto, secondo il ministro, ma non è stato incluso nei decreti attuativi già approvati del jobs act. Si attende, infatti, il confronto con le organizzazioni sindacali: l'appuntamento è in agenda già la prossima settimana. I controlli sono legati a doppio filo alla riforma del lavoro. «Con il jobs act abbiamo cambiato la legislazione sul lavoro, ma nel momento in cui cambiano le regole c'è il problema della correttezza dei comportamenti», ricorda Poletti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA