Pd, Bersani all’attacco scontro totale col premier
ROMA La minoranza del Pd non andrà all'incontro dei gruppi parlamentari con Matteo Renzi per discutere di riforme e Rai. E il carico da novanta lo ha messo Pier Luigi Bersani con un'intervista ad Avvenire. Andrà al confronto? «Non ci penso proprio, perchè io mi inchino alle esigenze di comunicazione ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto», dice l'ex segretario. «Polemiche sterili e ingiustificate» commenta netto in serata Matteo Renzi che dichiara di non comprendere «chi si gioca la carta della polemica interna di fronte a un invito». Tutte le decisioni prese negli ultimi 15 mesi, dal jobs act alle riforme, sono state votate e discusse dal partito, ricorda Renzi rivendicando il suo metodo «aperto e inclusivo», opposto ai «caminetti ristretti del Pd vecchia maniera». Ma questa volta lo scontro è con Bersani. Se non cambierà la riforma istituzionale, avverte l'ex segretario parlando con il quotidiano dei vescovi, lui l'Italicum non lo voterà. «Il combinato disposto tra il ddl Boschi e l'Italicum rompe l'equilibrio democratico, se la riforma Costituzionale va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale», spiega Bersani. Lontana mille miglia l'era in cui minoranza e maggioranza renziana hanno votato insieme Sergio Mattarella al Quirinale, nel Pd tornano le tensioni. E la materia del contendere tra il segretario e la sinistra cresce di giorno in giorno. Jobs act, Rai, riforme, banche popolari, non c'è un tema in cui i democratici siano uniti. Il premier contava di trovare la quadra oggi, riunendo brevemente i gruppi parlamentari. Aveva fatto sapere però di avere poco tempo a disposizione, contigentando in anticipo argomenti e minuti per il dibattito. «Astenetevi dal burocratese, per favore», ha scritto il segretario nell'invito ai parlamentari del suo partito. Ma nel corso della giornata, mentre esplodeva anche il caso di Rai Way, molti parlamentari della minoranza hanno fatto sapere che non andranno all'appuntamento. In ordine sparso però perché la minoranza assicura che non c'è stato nessun ordine di scuderia né premeditazione. Stefano Fassina, Pippo Civati, Gianni Cuperlo hanno via via annunciato che non avrebbero partecipato. Una ventina di senatori, tutti della minoranza, avevano già scritto a Luigi Zanda per fargli sapere "riservatamente" che se davvero il segretario vuole confrontarsi con i gruppi deve trovare il tempo per ascoltarli. Non si può prevedere un'ora scarsa di discussione per affrontare temi come il fisco, la scuola o la Rai, avevano lamentato i parlamentari al capogruppo. Poi, alla vigilia di una settimana cruciale per le riforme con il ddl Boschi che tornerà in Aula il 9 marzo, è proprio Bersani ad avvertire che la tregua siglata dopo la rottura del patto del Nazareno sta saltando. E non è solo una questione di «minuti». L'ex segretario è infatti molto critico sull'operato del governo. A partire dal giudizio sul jobs act che secondo Bersani «mette il lavoratore in un rapporto di forza pre anni '70 e perciò fuori dall'ordinamento costituzionale». (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA