«Non chiudete le Poste» Dal prefetto 39 sindaci
A Zinasco si è concluso negativamente l'incontro di ieri fra Poste Italiane e sindacato. Quest'ultimo fa sapere: «A fronte della evidente mancanza di personale negli organici ed alle numerose carenze strutturali ed organizzative, che sono la vera causa dei provvedimenti di chiusura e razionalizzazione di molti uffici postali in Lombardia, l'azienda si è presentata al confronto senza alcuna seria proposta, disconoscendo la realtà. I provvedimenti sarebbero motivati dalla scarsa operatività. Affermazione contestata in quanto in molti casi non veritiera».ZINASCO Erano 39 gli amministratori comunali che ieri mattina hanno incontrato il prefetto per chiederne l'intervento sulla decisione di Poste Italiane di chiudere tre uffici e ridurre i giorni di apertura di altri 19 sportelli. Hanno voluto fare fronte comune, decisi a bloccare il piano di riordino presentato dalla società. E il prefetto Peg Strano ha voluto ascoltare le loro preoccupazioni: «Farò presente le loro esigenze – spiega il prefetto –. Mi rendo conto dei problemi arrecati dai tagli e delle esigenze di Poste che sta cambiando la sua fisionomia». Nel giro di una quindicina di giorni, dal Pavese alla Lomellina, passando per l'Oltrepo, i sindaci si sono coordinati per muoversi in modo compatto, e oggi i primi cittadini di Zinasco e Fortunago saranno in Regione per un tavolo su una questione che viene considerata estremamente delicata. Perché non si tratta di razionalizzare le spese ed eliminare qualche ufficio, si tratta di procedere verso la strada di ridurre servizi fondamentali per i cittadini. Una strada che, una volta imboccata, dicono i sindaci, sarà senza ritorno. E a loro, che non smettono di ricordare che si trovano in prima linea, tocca spiegare alla gente perché non c'è più la Posta o la banca. «Si sta dimenticando che siamo di fronte ad una questione sociale e che non si può chiudere gli occhi – spiega il sindaco di Zinasco Massimo Nascimbene –. Gli anziani saranno costretti a tenersi in casa denaro in contante, con l'aumento del rischio di rapine. È un dovere quello di tutelare le fasce deboli della popolazione, ed è un dovere sostenere famiglie e imprese. Auspichiamo che venga data voce al territorio perché la decisione, presa da Poste unilateralmente è inaccettabile». Per il sindaco di Monticelli, Enrico Berneri, «la gravità del problema è dimostrata dal numero di presenze di oggi». Il primo cittadino di Sannazzaro, Giovanni Maggi, fa notare che il suo Comune non verrà toccato direttamente dalle chiusure, ma «si determinerà un sovraccarico di lavoro nell'ufficio, con conseguenti disagi per i cittadini». Per Serafino Carnia, sindaco di Ottobiano, «gli amministratori devono fare il possibile per costringere Poste a rivedere la decisione», mentre Angelo Chiesa, primo cittadino di Mezzana Bigli, sottolinea: «L'obiettivo è la difesa del territorio che non può accettare imposizioni dall'alto». All'incontro erano presenti i Comuni di Pavia, Zinasco, San Martino, Carbonara, Villanova d'Ardenghi, Cava, Sommo, Sannazzaro, Mezzana Rabattone, Mezzana Bigli, Cornale, Bastida, Pieve Albignola, Ottobiano, Zeme, Linarolo, Badia, Costa de' Nobili, Filighera, Gerenzago, Inverno, Miradolo, Monticelli, Santa Cristina, San Zenone, Spessa, Zerbo, Chignolo, Fortunago, Portalbera, Olevano, Pometo, San Cipriano, Corana, Silvano Pietra, Albuzzano, Zerbolò, Valle salimbene, Val di Nizza. Stefania Prato