Ecco il diario anonimo del rovinoso assedio di Pavia
PAVIA "Il Re Francesco cristianissimo Re di Franza, doppo lungo combatter, et avendo con sue mani usciso il Marchese de' Sant'Agnolo, homo di somma virtù, nell'arte militare, et morto lo suo cavallo, circondatto da 4 nostri huomeni d'arme, da uno delli quali avendo havuta una ferrita nella bocca, per non volersi rendere, finalmente si rese ad uno huomo d'arme del Vice Re, et così fu fatto prigion". Ecco come il "Diario anonimo dell'assedio di Pavia. Ottobre 1524 - Febbraio 1525" (Ponzio Editori, 79 pagine, 12 euro)racconta l'ultimo atto della battaglia di Pavia, la cattura del Re di Francia avvenuta il 24 febbraio 1525. Il volumetto è curato da Marco Galandra, ingegnere, appassionato di storia militare e studioso della Battaglia di Pavia, ed è in questi giorni in libreria in occasione dei 490 anni dello storico scontro che oppose spagnoli e francesi lungo la Vernavola segnando i destini d'Europa. Una dettagliata annotazione critica a piè di pagina guida il lettore in una contestualizzazione storica efficace, ricca di riferimenti, particolari e confronti con altre fonti. Le ultime pagine sono poi dedicate ai personaggi e ai soldati protagonisti dell'assedio. In poche ore il lettore riesce a farsi un'idea di quello che successe a Pavia in quei mesi del 1525. Perché ha scelto questo diario? «Dopo la pubblicazione del 1894 di Antonio Bonardi in "Memorie e documenti per la storia di Pavia e suo Principato" non era stato più proposto. L'anniversario della battaglia è una buona ragione per pubblicare questo diario, il cui originale è conservato nella Biblioteca comunale di Padova, perché offre vari spunti di interesse». Quali? «Il primo è che la Battaglia del 24 febbraio 1525 non ci sarebbe stata se Pavia non avesse resistito quattro mesi, dando così tempo a Carlo V di Spagna raccogliere un esercito di soccorso che poi sarebbe andato a vincere lo scontro coi francesi. Quindi l'assedio, di cui si parla poco, è stato il presupposto della battaglia. Molti ripetono che i pavesi non hanno partecipato alla battaglia, ma sicuramente i pavesi hanno partecipato e molto all'assedio. Antonio de Leiva, fedelissimo di Carlo V e comandante della guarnigione imperiale di Pavia, ha fatto di tutto perché la città resistesse. Il diario offre poi lo spaccato dell'assedio, fa vedere come vive la gente nel 1500, la quotidianità, le scorte alimentari, la disciplina, gli scontri armati, la necessità di pagare i Lanzichenecchi, che erano mercenari, per evitare il tradimento». Sul soldo ai Lanzichenecchi puntava molto Francesco I. «Probabilmente aveva accordi sottobanco con il comandante dei mercenari al servizio degli imperiali, che muore a gennaio di febbre, ma si dice anche che de Leiva lo abbia fatto avvelenare. De Leiva fa battere moneta, fa fondere anche la sua argenteria per pagare i Lanzichenecchi, tiene tutti sotto stretta sorveglianza con una disciplina ferrea e spietata: i traditori, veri o sospetti, finiscono impiccati o squartati». E' possibile tracciare un identikit dell'anonimo memorialista? «Dà molte informazioni sui prezzi del cibo, sulle riserve, quindi aveva a che fare con l'amministrazione della città o comunque con la sussistenza; aveva sotto mano la vita di tutti i giorni e ci dà notizie di prima mano su quello che succede in città. Non è un militare, infatti nella descrizione della battaglia è un po' confuso, ma in realta fu uno scontro realmente molto confuso e tale è rimasto per secoli». (l.sar.)