Polveriera Libia, summit a Washington
di Maria Rosa Tomasello wROMA La Libia è «un perfetto mix di armi, risorse naturali e finanziarie, assenza di strutture statali, traffico di esseri umani, pronto ad esplodere». Da Washington, dov'è in corso il vertice internazionale contro il terrorismo convocato da Barack Obama, presenti 60 Paesi, l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera Federica Mogherini descrive la situazione in Libia come una polveriera: «Non abbiamo molto tempo, è questione di giorni e non di settimane. Il mondo non può permettersi di fallire» dice prima dell'incontro con il segretario dell'Onu Ban Ki-moon, il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry. Mentre echeggia ancora l'allarme su possibili infiltrazioni di jihadisti tra i migranti che attraversano il Canale di Sicilia, lo Stato islamico, avverte Site, lancia una nuova minaccia, che arriva via Twitter, siglata con l'hashtag #stiamo arrivando a Roma: «Is a Roma, se Dio vuole». Il presidente americano conferma il suo impegno: «Bisogna restare uniti nel combattere la piaga del terrore, ma l'idea che sia una guerra contro l'Islam è una odiosa bugia» dice Obama, accusando il Califfato di «genocidio» e di «violenza inspiegabile che sciocca il mondo intero» anche su donne, bambini, minoranze religiose. Quella che Mogherini definisce «L'ultima chance» è affidata all'inviato speciale dell'Onu per la Libia Bernardino Leon, mentre resta al momento sullo sfondo l'ipotesi contenuta nella bozza di risoluzione dell'Egitto – sceso in campo con uomini e mezzi in Libia – che prevede tra l'altro l'uso della forza contro le milizie nere e la fine dell'embargo delle armi verso il governo "legittimo" di Tobruk. La priorità resta la via diplomatica: mettere insieme le varie fazioni in un contesto di unità nazionale contro i terroristi. L'Italia conferma intanto la propria disponibilità ad assumere «un ruolo guida» nella cornice di una iniziativa delle Nazioni Unite: «Abbiamo portato la questione al vertice dell'agenda della comunità internazionale – dice il ministro dell'Interno Angelino Alfano – fino a un mese fa si parlava come di un conflitto a bassa intensità». Il premier Matteo Renzi si muove per assumere un ruolo di capofila e manda in missione al Cairo il sottosegretario ai Servizi Marco Minniti con una lettera per il presidente Abdel Fatah al Sisi. Obiettivo: creare un fronte comune e discutere del progetto egiziano di una coalizione internazionale. La situazione per i cittadini egiziani in Libia è drammatica: dopo la decapitazione di 21 cristiani copti, a Tripoli dodici egiziani sarebbero stati rapiti a Tripoli, mentre 170 copti sarebbero assediati nella chiesa di Mar Marcos. Novità arrivano anche da Mosca: il rappresentante all'Onu, Vitali Ciurkin non esclude la partecipazione a una coalizione internazionale, in particolare per garantire il blocco navale per fermare le forniture di armi. Sul terreno la situazione peggiora: i gruppi collegati all'Is «continuano a prendere nuove aree» dopo che «le loro bandiere nere sventolano su Tripoli, Sabratha, Sirte e Ben Jawad» dice il premier libico Abdullah al Thani, capo del governo di Tobruk. Sirte intanto resta sotto assedio: dentro gli jihadisti fedeli all'Is, fuori, i miliziani delle "Brigate di Misurata" che vogliono riportare il controllo della città sotto Tripoli, sede del governo filo-islamico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA