"Voltarsi indietro", Paolo Bottoni e la Clinica Medica degli anni '60

PAVIA S'intitola "Voltarsi indietro" il volumetto che la Croce Verde ha pubblicato quest'anno e che verrà presentato lunedì prossimo alle 21, nella sede della Croce Verde di via Lovati 45 con un intermezzo musicale dei Fiò dla nebia. «Ogni anno usciamo con una pubblicazione di interesse per la cittadinanza – dice Paolo Bottoni, medico ospedaliero in pensione, scrittore e volontario della Croce Verde pavese – Questa volta come argomento abbiamo scelto la sanità locale e ci siamo orientati verso una rivisitazione della Clinica Medica degli anni '60, quando io, studente sbarbatello, sono entrato in quell'istituto, che conteneva 330 letti ed era capitanato da un barone che si chiamava Paolo Introzzi». Com'è strutturato il libro? «Nella prima parte si parla di personaggi che hanno popolato la Clinica Medica fino al 1968, quando Introzzi andò in pensione. Fu la fine di una Clinica Medica che rappresentava un istituto medico omnicomprensivo, precedente allo spezzettamento della medicina nelle varie specialistiche. Il mondo di Introzzi è stato un mondo particolare, perchè racchiudeva in sè radiologia, istolgia, sezione radioisotopi, una cardiologia che serviva tutto il Policlinico, una fisiopatologia respiratoria e c'era un abbozzo delle prima laparoscopie. Tutto funzionava un mondo autonomo, ma con il pensionamento di Introzzi è tutto venuto meno». Ed è stata una gran perdita? «Da una parte sì, perché fu la fine della Clinica Medica intesa come ospedale nell'ospedale. E' vero che Introzzi era un vero barone, quindi era riuscito a sistemare in cattedra e ai primariati tutti i suoi collaboratori, ma è altrettanto vero che tutto funzionava in una maniera molto diversa da adesso». In che senso? «Non c'è dubbio che la tecnologia di oggi abbia ridicolizzato i tempi diagnostici di allora, ma c'era un attenzione al paziente tutta diversa, più globale. E checchè ne dicano, i baroni di quei tempi avevano tutti gli attributi per mandare avanti una Clinica. Lo spezzettamento della medicina ha permesso di approfondire e di fare passi da gigante, ma allora il malato veniva seguito nella sua completezza e anche l'organizzazione della struttura era tutta diversa rispetto al Dea di oggi, ipertenologico e verticale, sicuramente più confortevole per il paziente ma non necessariamente più funzionale per chi ci lavora». La seconda parte del libro, invece? «E' dedicata ai personaggi che in quegli anni '60 popolavano la facoltà di medicina: medici come Palumbi, Pellegrini, lo stesso Introzzi, che hanno costituito l'ossatura della medicina italiana di quei tempi. Il tutto corredato da una serie di immagini fotografiche di quei tempi, cosa che rende questa pubblicazione una sorta di un revival per le persone che allora studiavano medicina a Pavia. A cominciare da me, che ho vissuto quegli anni con grande entusiasmo». (m.pizz.)