L'Egitto bombarda il califfato in Libia
di Andrea Scutellà wTRIPOLI L'ex generale di Hosni Mubarak, Abd al-Fattah al-Sisi, si era «riservato il diritto di rispondere in qualsiasi modo» alle uccisioni dei 21 egiziani di religione copta, sgozzati dalle milizie jihadiste del cosiddetto Stato islamico in Libia. Al-Sisi, oggi presidente dell'Egitto, ha sciolto la riserva qualche ora dopo: l'aviazione del Cairo è decollata alla volta di Derna e ha bombardato la città. Almeno 3 i raid - uno nella notte alle 4, ora italiana, due durante il giorno: alle 11, circa, e alle 14 - che avrebbero causato 64 morti, tutti appartenenti, secondo le forze egiziane, alle milizie jihadiste dello Stato islamico e di Ansar al-Sharia. Sarebbero stati colpiti, a quanto riferito, 3 leader dei due gruppi estremisti. Le bombe avrebbero centrato anche le postazioni delle milizie sunnite nelle città di Sirte e Bengasi. Proprio negli avamposti controllati da Ansar al Sharia e dallo Stato islamico, secondo "Lybia Herald", sarebbero stati rapiti almeno 35 cittadini egiziani. Le forze in campo. In Libia si combatte oltranza dalla caduta del colonnello Muammar Gheddafi. Secondo il sito "Lybia body count" dal 1° gennaio 2014 ad oggi sono oltre 3mila le vittime accertate - molti di più sarebbero i dispersi - dell'escalation di violenza intensificatasi dopo le elezioni del 25 giugno 2014 tra le fazioni del governo di al-Thani - in esilio a Tobruk, di cui fanno parte alcuni uomini dell'esercito di Gheddafi, ribellatisi all'ex dittatore - e i rivoluzionari di "Fajr Lybia" (Alba libica), i duri e puri di Misurata, che intrattengono rapporti di comodo con i jihadisti di Ansar al Sharia. A fianco del governo di Tobruk si è schierato anche il generale Khalifa Haftar, a cui sarebbe fedele l'aviazione libica che nei raid di ieri ha supportato le forze egiziane. Le divisioni influiscono sull'intervento: mentre al-Thani si è spinto a chiedere «alle potenze mondiali di sostenere la Libia e intraprendere azioni militari» o la minaccia «si sposterà nei Paesi europei, in particolare l'Italia», Omar al-Hassi, leader di Misurata vicino ai Fratelli musulmani massacrati alla moschea Rabaa al-Adaweya da al-Sisi in Egitto, denuncia «qualsiasi ingerenza e violazione della sovranità del paese da parte di chiunque e con qualsiasi pretesto». Le forze di al-Thani, in serata, hanno avvisato i civili residenti delle zone controllate da Alba libica di «stare lontani da possibili obiettivi». Il mondo diplomatico. L'Onu ha condannato le decapitazioni decisamente, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza le hanno definite un «vile e odioso atto di terrorismo». Ban Ki-moon ha enfatizzato il ruolo del dialogo intessuto da Bernardino Leon, ma la Francia lavora con al-Sisi alla costruzione di una coalizione anti-Is. Con un solo piccolo intoppo: manca il placet della Libia, lo Stato con due governi. Unanime scomunica contro l'Is dal mondo arabo: dalla palestinese Olp all'Iran sciita, passando per i contendenti Qatar e Emirati Arabi, armatori delle due fazioni in lotta. La Lega araba è vicina al-Sisi e invoca il «diritto a difendersi» dell'Egitto. Algeria e Tunisia, invece, sigillano le frontiere. Il Kuwait si prepara ad accogliere 4mila soldati Usa di Camp Arifjan, probabile avamposto occidentale contro l'avanzata dello Stato islamico in Iraq. Federica Mogherini, capo della diplomazia Ue, incontrerà proprio il segretario di Stato a stelle e strisce John Kerry, oltre alle autorità egiziane e ai ministri della regione, per risolvere la crisi. Anche Vladimir Putin ha offerto il suo aiuto all'Egitto contro il terrorismo. L'Eni fa sapere di aver ridotto «la presenza di espatriati in Libia» e di «averla limitata ad alcuni siti operativi offshore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA