«Dante, un amico speciale che sa incuriosire i ragazzi»
PAVIA Non ama essere definito l'ispiratore di Roberto Benigni ma con Dante Alighieri ha un rapporto personale nato quando era un ragazzino e che oggi cerca di raccontare ai suoi studenti. Franco Nembrini, da più di trent'anni insegnante di lettere nelle scuole superiori, nonché rettore e promotore della scuola libera La Traccia di Calcinate (Bergamo) questa sera alle 21.15 sarà in Università (Aula del '400) per raccontare "l'umana avventura di Dante". L'incontro è organizzato dall'Associazione genitori Scuola Arcobaleno (Agen) di Pavia in collaorazione con l'associazione "Studium Reset" e l'Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) in occasione dei 750 anni dalla nascita del Poeta. «La Divina Commedia può insegnare molto, come tutte le grandi opere – dice Nembrini, nato nel 1955 a Trescore Balnerario e autore dei volumi "Di padre in figlio" (Ares), "Alla ricerca dell'io perduto. L'umana avventura di Dante, in tre volumi" (Itaca) e "Dante, poeta del desiderio. Conversazioni sulla Divina Commedia" in tre volumi (Itaca) - La storia dell'umanità ha sempre espresso grandi domande, ha sempre cercato di indagare il mistero della vita, il mistero dell'essere e perciò la possibilità che la vita sia buona. Dante, per l'esperienza cristiana che vive, per la cultura che esprime e per il dolore attraverso cui è passato, è uno di quegli autori che più di altri sa parlare del cuore dell'uomo». Quali sono gli aspetti di attualità di Dante che possono suscitare l'interesse dei ragazzi di oggi? «Non c'è da forzare la mano, perché Dante fa una proposta attuale e interessante, basta lasciarlo parlare. E' quello che secondo me ogni buon insegnante di lettere dovrebbe fare. Oggi è più facile di quando ho iniziato ad insegnare 36 anni fa, perché i ragazzi sono più fragili, fanno più fatica a diventare grandi. Perciò quando gli fai notare che nell'ultimo canto del Paradiso, cioè al massimo della visione di Dio, si usano termini come "godimento", "piacere supremo", iniziano ad alzare la testa. O ancor prima, all'inizio della Divina Commedia, la prima cosa che fa Dante è una richiesta d'aiuto (Miserere). Ammette di essere sfortunato nella vita e chiede che qualcuno l'accompagni, una delle cose più intelligenti che un uomo può fare in certi momenti della vita». Lei da dove comincia di solito? «Dall'inizio. Basta entrare in una classe e citare i primi tre versi della Divina Commedia: "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura". Chiedo ai ragazzi se non gli sembra che questi tre versi siano la fotografia di un sentimento che spesso li prende durante la settimana, di buio, di sconforto, di fatiche senza uscita, di qualcosa che non va. Poi li si comincia a sfidare sul tema dell'amore, della donna amata. Allora si domandano se io stia facendo letteratura, religione o una predica. Ma a quel punto ho già la loro attenzione». Come ha iniziato a leggere Dante in giro per l'Italia? «Non era programmato, facevo il mio lavoro di insegnante e pedagogista ed era quello che mi interessava. Ma una sera di una decina di anni fa, uno dei miei quattro figli, molto arrabbiato, mi fece notare che io spiegavo Dante ai miei studenti ma a lui non avevo mai spiegato niente. E siccome di lì a poco avrebbe avuto un'interrogazione gli ho proposto di leggere Dante insieme, la sera dopo. All'inizio erano in quattro, poi si sono appassionati e mi hanno chiesto di andare avanti e dall'ottobre di quell'anno alla primavera dopo, girando varie taverne perché in casa non ci stavamo più, erano diventati 290 ragazzi. Poi arrivarono anche le mamme, e nacque il ciclo di letture "Dante per le massaie"». A Benigni com'è arrivato? «Da quell'esperienza nacquero tre libretti che, ancora non so come, finirono in casa di Benigni. Una sera lui mi chiamò e mi disse che li aveva letti tutti in una notte e aveva fatto i salti mortali per avere il mio cellulare. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata e lui mi ha ringraziato perché riteneva che in questi libretti ci fossero delle grandi verità. Ma non sono il suo ispiratore, perché Benigni, Dante ce l'ha nel sangue da sempre, anche se spesso ancora mi ringrazia durante le sue letture». Quali differenze e analogie ci sono tra le sue letture e quelle di Benigni? «La mia è una lettura nata tra i banchi di scuola, che ha come primo obiettivo i miei alunni e gli studenti, mentre Benigni ha come obiettivo la cultura in senso più alto e teatrale. E poi, lui ha il vantaggio di parlare la lingua di Dante. In comune abbiamo il fatto che noi con Dante dialoghiamo e cerchiamo risposte. Ogni volta che leggiamo Dante, scopriamo qualcosa di nuovo». Marta Pizzocaro