Renzi: nessun mercimonio sulle riforme

di Maria Berlinguer wROMA Pronti al dialogo con tutti ma «no al mercimonio degli emendamenti: questo non è il Mercante il fiera ma la carta Costituzionale e non possiamo accettare un do ut des rispetto alla presenza in aula». Matteo Renzi alla direzione del Pd non cambia marcia e ribadisce che sulle riforme governo e maggioranza sono pronti a procedere con o senza le opposizioni. Alla minoranza che da giorni lo critica per l'Aventino minacciato dalle opposizioni sulle riforme e gli chiede di applicare il metodo Quirinale cercando l'accordo interno al Pd anche sull' Italicum non fa aperture. A chi propone di rallentare la tabella di marcia perché le riforme costituzionali non si possono fare da soli, il premier risponde con ironia. «Sento in giro una certa nostalgia di Nazareno», dice. «Io non farei ironie sui nostalgici del patto del Nazareno», ribatte Stefano Fassina chiedendo invece al segretario di indicare su quali punti vuole aprire un confronto «non dico per arrivare a una condivisione ma almeno a un clima civile e serio perché le riforme non le deve scrivere il più forte di turno». «Qualcuno ha detto che se non c'è Forza Italia non si votano le riforme, una posizione discutibile perché vorrebbe dire lasciare decidere a Brunetta cosa si fa», dice invece Renzi. «La nostra linea è di continuare a cercare il dialogo con tutti ma non accettiamo che l'ostruzionismo possa bloccare il nostro lavoro perché il compito della maggioranza è di guidare la macchina». Con Berlusconi e Fi del resto il premier spera ancora di poter ricucire. La linea di Pd sul Quirinale con la elezione di Sergio Mattarella «ha aperto una ferita in Fi dove sta accadendo una discussione vera tra due linee diametralmente opposte, un derby tra chi vuole le elezioni e dice che le riforme fanno schifo come Brunetta e vuole andare a votare subito e chi vuole arrivare al 2018: io so che arriveremo al 2018 facendo le riforme con o senza di loro», dice 24 ore prima che le opposizioni salgano al Colle proprio per riferire a Mattarella dello stato dell'arte delle discussione in Parlamento. In ogni caso, dice rivolto alla minoranza dem, «devono essere i nostri capogruppo e non i loro a decidere cosa fare e il diritto di veto non ce l'ha nessuno». Dunque la mediazione è ancora possibile. Ma non sarà Matteo Renzi questa volta a cercarla. Il governo e il Pd, spiga hanno altre emergenze. La Libia e la crisi internazionale, certamente. Ma anche scadenze più italiane. Con nuove riforme da sfornare. Venerdì prossimo al consiglio dei ministri non ci sarà la delega fiscale ma ci sarà «la parte più di sinistra» del jobs act, con la cancellazione dei contratti tipo co.co.co, il decreto materintà e un provvedimento per avviare alcune liberalizzazioni. Poi sarà l'ora della riforma della scuola. A marzo la riforma della Rai che Renzi immagina di trasformare nella più innovativa azienda europea. Subito dopo governo e maggioranza affronteranno la questione dei diritti civili e quella del diritto di cittadinanza. Due temi divisivi anche all'interno della maggioranza ma sui quali Renzi è convinto di poter trovare un buon compromesso. La direzione viene raggiornata per impegni istituzionali del premier che si congeda con una botta di ottimismo. «Ci sono le condizioni per essere in pole position per la ripresa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA