Londrosi, attacco alla questura
di Luca Simeone wPAVIA Chissà da quanto tempo Massimo Londrosi aveva voglia di sputare i rospi ingoiati con la telenovela del Fortunati e della mancata riapertura dei distinti. Lo ha fatto ieri pomeriggio, in una conferenza stampa nella sede del club, e i rospi sputati da via Alzaia sono volati al di là del Naviglio, all'indirizzo della questura. Una breve cronistoria della vicenda, quella del direttore generale del club, per poi sferrare un deciso attacco, concluso con un avvertimento: «Non esiterò a tutelare in tutte le sedi gli interessi del Pavia calcio». Perché il Pavia finora «ha speso quasi 150 mila euro per lo stadio, che non è nostro», e la chiusura dei distinti ha fatto rimettere alla società un sacco di soldi in occasione delle gare con Alessandria e Novara. Sin da luglio, spiega il dg azzurro, la riapertura del settore chiuso da un anno e mezzo per il presunto rischio di incroci tra tifoserie opposte «è stata una mia promessa ai tifosi e un punto d'orgoglio». Una volontà espressa fin dall'inizio alla questura, che aveva di fatto deciso lo stop agli ingressi nei distinti con il puntello dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive (organismo peraltro istituito dalla polizia). «Il Pavia ha chiamato dei consulenti, i quali hanno prospettato varie soluzioni per superare la chiusura», dice Londrosi, ma di fronte a ogni progetto venivano mosse delle osservazioni che tendevano a creare ostacoli. «A dicembre abbiamo scritto al sindaco, chiedendo l'apertura in deroga dei distinti e la risposta è stata affermativa – prosegue il dg del Pavia – la prefettura non ha obiettato nulla e abbiamo pensato che la gara con il Monza sarebbe stata l'ideale per riaprire». Ma non è andata così: «Siamo stati convocati in fretta e furia in prefettura, alla presenza del questore che ci ha comunicato che esistevano gravi motivi di ordine pubblico che impedivano la riapertura e l'inversione delle curve. Sono seguiti due incontri nei quali ci siamo detti disponibili a considerare questi gravi motivi». Finché il 31 gennaio, undici giorni dopo il sopralluogo al Fortunati, «la questura ci ha fatto avere le prescrizioni dell'Osservatorio, che non presupponevano tempi così lunghi». Da parte sua, spiega Londrosi, il Pavia ha fatto tutto quanto richiesto: una nuova biglietteria per i distinti, la riattivazione di quelle in curva sud, piccoli lavori di tinteggiatura nei distinti, altre telecamere («Ora ne abbiamo più noi di Mediaset», ironizza Londrosi, che aggiunge: «Ci avevano chiesto persino di illuminare meglio il parcheggio dello stadio»). Il resto spetta al Comune: le tele cerate «per coprire il "pollaio" realizzato fuori dallo stadio e con soldi pubblici» (circa 70 mila euro: il riferimento è alle brutte recinzioni sull'Alzaia ordinate a suo tempo dall'Osservatorio) e l'allargamento della cancellata di accesso allo stadio da sud, visto che in futuro dovrà essere utilizzata per i tifosi di casa. «Qualcuno – conclude Londrosi – ha confuso la nostra disponibilità con una predisposizione ad accettare qualsiasi cosa: non è così. Ho incaricato un gruppo di esperti di valutare l'intera vicenda, a partire dalle motivazioni che hanno portato alla chiusura dei distinti. Se dovessi trovare motivi di contestazione tutelerò in tutte le sedi gli interessi del Pavia. Ho chiesto ai consulenti anche un confronto con altri stadi: non c'è nulla di simile alle recinzioni davanti al Fortunati, nemmeno nei campi di concentramento dove ho portato i miei studenti. Il Pavia che va bene crea grattacapi a chi vuole gestire l'ordine pubblico e la vita civile della questa con la tranquillità di don Abbondio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA