il caso falciani

di Maria Fiore wPAVIA In queste ore sta facendo tremare i salotti buoni. Ma la lista di Hervè Falciani, l'ingegnere informatico che nel 2008 sottrasse i nomi dei clienti della banca d'affari svizzera Hsbc, ha prodotto, negli ultimi anni, anche un altro effetto: verifiche a tappeto della guardia di finanza per scovare evasori e furbetti. Anche in provincia di Pavia. Qui le fiamme gialle hanno passato al setaccio i conti correnti, scovati in banche straniere, di 43 persone, tra vip, imprenditori, professionisti e commercianti. Di questi clienti di istituti di credito esteri, 15 hanno usufruito dello scudo fiscale varato tra il 2009 e il 2010 dal governo di Silvio Berlusconi, quando era ministro delle finanze Giulio Tremonti. Attraverso lo scudo (che è simile a un condono perché consente di regolarizzare la posizione fiscale e di evitare quindi il procedimento penale) sono rientrati nelle casse dello Stato, per la provincia di Pavia, la bellezza di quasi 15 milioni di euro tra il 2010 e il 2011. Questo significa, però, che le cifre contestate dalla finanza come "redditi non dichiarati" erano più alte. Solo una parte dei 43 titolari di conti in banche straniere è risultata in regola perché iscritta all'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero. Il dato della provincia di Pavia, che emerge dalle verifiche del comando provinciale della Finanza di Pavia guidato dal colonnello Cesare Maragoni, va confrontato con quello nazionale: in tutta Italia è stata accertata un'evasione da 742 milioni di euro. E questo riguarda soltanto le 3.276 verifiche concluse dalla guardia di finanza sui 5.439 italiani contenuti nella cosiddetta "lista Falciani", che riguarda, peraltro, i soli titolari di conto corrente della banca Hsbc. Di questi, 1.264 correntisti hanno aderito allo scudo fiscale, facendo rientrare nelle casse dello Stato un miliardo e 600 milioni. Lo scudo fiscale, peraltro, ha anche costretto diverse procure, che avevano ricevuto già nel 2010 l'elenco dei nominativi sottratti da Falciani, ad archiviare le inchieste per evasione fiscale. Il fascicolo, invece, risulta ancora aperto in procura a Pavia. L'elenco nelle mani dei magistrati conta in tutto 24 nominativi. Sono i pavesi che, almeno fino al 2011, avevano un conto in una delle filiali della banca svizzera da cui Falciani sottrasse la lista. Nell'elenco non figurano politici. Ci sono, però, alcuni imprenditori, un commercialista e alcuni commercianti. Di questi correntisti con capitali in Svizzera dieci abitano a Pavia, uno a Torre d'Isola, uno a Marcignago, due a Zibido San Giacomo, due a Siziano, uno a Dorno, uno a Torrevecchia Pia, uno a Casorate Primo, uno a Villanterio, un altro a Borgarello, uno a Binasco e due a Travacò Siccomario. La presenza nella lista non è, di per sè, un reato. Ma chi detiene capitali all'estero è obbligato a dichiararlo. E gli accertamenti della procura di Pavia guidata da Gustavo Cioppa e dal procuratore aggiunto Mario Venditti vanno proprio in questa direzione. Le indagini, tuttavia, in questi anni hanno dovuto fare i conti con due ostacoli, che hanno cambiato le carte in tavola e reso gli accertamenti più complessi. Il primo è proprio legato allo scudo fiscale intervenuto subito dopo la diffusione della lista Falciani e che, come si diceva, ha obbligato le procure ad archiviare alcune posizioni. Il secondo è legato alla stessa provenienza della lista. Illecita, secondo le procure, visto che l'elenco Falciani era stato trafugato. Un problema non di poco conto (la Svizzera ha già negato alcune richieste di rogatoria), che alcune procure hanno aggirato disponendo comunque accertamenti fiscali e, anzi, allargando lo spettro delle verifiche, come è accaduto in provincia di Pavia. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA