Gentiloni: «Pronti a combattere in Libia»

ROMA «Se non si trova una mediazione in Libia, bisogna pensare con le Nazioni Unite a fare qualcosa in più». L'Italia è «pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale». Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a SkyTg24. Il titolare della Farnesina, allarmato dalle notizie che stanno arrivando dalla Libia, con l'Is che sta avanzando e conquista città e porzioni di territorio, ha affermato che «l'Italia sta sostenendo le Nazioni Unite che cercano di trovare una mediazione ma bisogna porsi il problema con le Nazioni Unite di fare di più». Chiarissimo il riferimento a un intervento armato con la formazione di una coalizione internazionale come sta accadendo in Siria e Iraq, dove il califfato è nato e da dove si sta espandendo. «Le immagini della bandiera nera dell'Is sulla cupola di San Pietro sono farneticazioni propagandistiche che non possiamo però sottovalutare». La situazione in Libia sta diventando molto preoccupante, non solo per l'aspetto umanitario, con le continue partenze di migranti, ma anche per la guerra in corso che nelle ultime ore ha conosciuto una escalation rapidissima. Intanto ieri settecento profughi sono stati salvati ad una manciata di miglia dalla Libia, altre migliaia sono pronti a partire e rischiano di riversarsi in mare già nelle prossime ore: è iniziata la fuga dei migranti dalla Libia, come temevano analisti, 007 ed esperti del Viminale che nei giorni scorsi avevano lanciato l'allarme. L'assenza di un governo saldo a Tripoli, l'avanzata dell'Is e il migliorare delle condizioni meteo rischiano infatti di innescare un esodo dalle coste del paese nordafricano, che inevitabilmente finirebbe per riversarsi sull'Italia. Le prime avvisaglie si sono avute ieri mattina quando alla centrale operativa della Guardia costiera è arrivata una chiamata di soccorso da un satellitare: proveniva da un gommone in difficoltà a solo 30 miglia da Tripoli. Nella stessa zona i soccorritori hanno individuato altri sei gommoni, partiti a distanza di poche ore l'uno dall'altro. Sul terreno intanto i miliziani libici legati all'Is hanno preso ieri il controllo della stazione radio di Stato nella città di Sirte, 500 chilometri a est di Tripoli, stabilendo il loro quartier generale nel centro della città costiera. Il timore è che possano proclamare l'emirato islamico di Sirte, sulla scia di quanto già fatto a Derna. L'ambasciata italiana a Tripoli ha rinnovato l'invito ai connazionali in libia a lasciare temporaneamente il Paese. Gentiloni ha aggiunto che «in Libia comincia a esserci una minaccia terroristica finora abbastanza circoscritta a Derna e in alcune zone del sud». L'Italia, ha ribadito Gentiloni, «sostiene la mediazione dell'Onu«, che sta cercando di riconciliare le due diverse forze del Paese. Ma non possiamo accettare che a poche ore di navigazione dall'Italia ci sia una minaccia terroristica attiva». La Libia, ha detto il titolare della Farnesina, «è uno Stato fallito e l'Is può avere buon gioco». Sul fronte dell'immigrazioni e delle stragi nel Mediterraneo, strettamente legato alla guerra civile in corso, Gentiloni ha sostenuto che la missione Triton «deve essere potenziata, non è possibile che una zona economica come l'Ue spenda per una missione umanitaria solo 4 milioni di euro al mese». «Ma il problema non si risolve solo con il controllo e il salvataggio in mare. Bisogna lavorare sui Paesi di transito, a cominciare dalla Libia, e sui Paesi in cui si originano i flussi migratori», ha concluso il ministro.