Il pm: «Condannate Albano a 30 anni»
di Maria Fiore wVIGEVANO Un delitto d'impeto, secondo la difesa. Un omicidio efferato, per l'accusa, che ha contestato anche l'aggravante della crudeltà e delle sevizie. Il pubblico ministero Paolo Mazza ha chiesto, ieri mattina, 30 anni di carcere per Franco Albano, il 71enne di Vigevano accusato di avere ucciso, l'8 marzo dello scorso anno, la convivente Tina Sicigniano, di 43 anni, nel bar Psyco Cafè di corso Cavour, che la donna aveva preso in gestione pochi mesi prima di essere uccisa. Oggi è prevista la sentenza del giudice Erminio Rizzi, davanti al quale si sta celebrando, da alcuni mesi, il processo con rito abbreviato. Era stata la difesa di Albano, rappresentato dall'avvocato Piercarlo Collivignarelli, a chiedere un rito alternativo, condizionato alla testimonianza di un amico dell'imputato: Salvatore Tucci, di Lonate Pozzolo, che aveva parlato dello «stato di soggezione» in cui si trovava l'imputato rispetto alla convivente e «della condizione di fragilità, sia fisica che psicologica», dovuta anche a un intervento chirurgico subìto da Albano, che gli impediva di avere rapporti sessuali con la compagna. La difesa, in questo processo, ha puntato a dimostrare che il delitto dell'8 marzo altro non fu che un'aggressione per legittima difesa o, in ogni caso, un omicidio d'impeto. Un raptus scaturito dall'ennesima discussione con la convivente, che da pochi giorni si era trasferita con le figlie a casa di una conoscente. Una versione contestata dal pubblico ministero Paolo Mazza, che per la sua richiesta di condanna ha tenuto conto degli accertamenti e delle perizie disposte subito dopo l'omicidio. Le verifiche tecniche avevano permesso di ricostruire la dinamica dell'omicidio (peraltro confessato da Albano, subito fermato dai carabinieri): la donna, colpita con un coltello da pane, che si trovava sul bancone del bar, era morta per due colpi al cuore, ma erano state contate almeno dieci coltellate, su altre parti del corpo, inferte dall'ex convivente. Una ricostruzione che ha spinto il pm a contestare l'aggravante della crudeltà. Di fronte alla richiesta di 30 anni di carcere, la parola passa ora al giudice.