Mutui casa, ripresa lenta Pavia resta ancora al palo

di Fabrizio Guerrini wPAVIA Mercato della casa: timido risveglio dei mutui, ma non è ancora primavera. L'edilizia provinciale è come un pavese che ha preso un'influenza nella forma più «secca», quella dove non basta il brodino della ripresina del settore, a livello regionale, per rimetterlo in piedi. Eppure, nonostante l'onda lunga della recessione, qualcosa si muove. Nell'ultimo trimestre 2014 in provincia di Pavia, secondo i dati elaborati nei giorni scorsi da Tecnocasa, sono stati, infatti, erogati mutui per 48,3 milioni di euro con un incremento dell'1,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ma è il dato percentuale peggiore lombardo. A Varese sono arrivati, in tre mesi, 117 milioni di euro (più 16,5 per cento); a Mantova, 30,2 milioni (più 4,1 per cento); a Lodi si è toccato con 28,2 milioni di euro il più 12,2 per cento. Il record in Monza Brianza con un più 33,9 per cento (94 milioni erogati). L'importo medio del mutuo nel pavese è passato da 119mila euro rispetto ai 116mila del trimestre 2013. Oscillazioni, però, positive dopo tre anni in cui il crollo dei mutui nel pavese ha toccato l'abisso dell'80 per cento in meno dei contratti rispetto al 2006. Era l'anno d'oro della bolla, quello in cui le banche concedevano anche il 120 per cento della somma necessaria per l'acquisto dell'immobile(trasloco e arredamento inclusi) senza sottilizzare sulle garanzie. I tempi sono cambiati, ora siamo nel lungo medioevo del mutuo. La rinascita è lontana. «Lontanissima – osserva Alberto Righini, presidente dell'Ance, l'Associazione costruttori edili – Non registriamo nessun reale incremento dei mutui che vengono concessi con il contagocce e solo a chi ha solide garanzie. In realtà il vero movimento è quello delle surroghe , ovvero di chi chiude il precedente mutuo e ne apre un altro sfruttando gli interessi più vantaggiosi». Non solo. La crisi ha aperto un altro scenario ed è quello dei fallimenti delle imprese edili. «Il giro delle case invendute frena l'attività delle imprese, impedisce il risveglio dei cantieri – dice Righini – Le aste fallimentari propongono appartamenti da 100 metri quadrati a 20mila euro di base d'asta. E 'impossibile essere competitivi con questa grande svendita». Si accendono , semmai, prestiti per andare all'asta, non per compare dai circuiti tradizionali. Un po' d'ottimismo è davvero possibile sotto questi «chiari di Luna»? «La ripresa – risponde il presidente – è legata a un varo di leggi che alleggeriscano la tassazione sulla casa e che permettano di fornire a chi acquista immobili le necessarie controgaranzie. Così tornerà ad essere un bene rifugio. Sul piano provinciale ci piacerebbe che Banca commercio industria inserisca anche le imprese edili nel Patto di finanziamenti siglato con gli Industriali. Siamo rimasti fuori pur essendo il comparto produttivo più importanti». Ripresa? Forse. Ci crede un po' di più Patrizia Cainarca, direttore di Cna. Il mondo degli artigiani prova a risollevarsi dal letto della crisi: «La recessione ha fatto selezione – spiega – chi ha resistito sta provando a ripartire. Qualche segnale positivo sta arrivando soprattutto dalle ristrutturazioni in particolare nell'area vigevanese».