La rivolta dei piccoli Comuni
di Gabriella Cerami wROMA I piccoli Comuni sono pronti a scendere in piazza se il governo non ascolterà le loro richieste. Il direttivo dell'Anpci si riunisce a Roma e studia le prossime mosse. Questi sono i giorni delle grandi nevicate, ma «se siamo arrivati fin qui, senza rimanere bloccati, è perché i nostri piccoli Comuni funzionano. A differenza dei grandi». Questa è solo la prima delle tante stoccate che lancia la presidente Franca Biglio. I toni sono pressappoco così, fino ad arrivare al nocciolo della questione. «Ribadiamo il nostro "no" a una norma pasticciata». Sul tavolo degli imputati c'è la cosiddetta "legge Delrio", che prevede l'accorpamento obbligatorio dei Comuni sotto i 5000 abitanti. L'applicazione di questa norma è slittata a gennaio 2016 «ma noi non vogliamo farci trovare impreparati», spiega Biglio, che racconta di aver più volte chiesto un incontro al sottosegretario ma mai è arrivata una risposta: «Neanche due righe». «Noi vogliamo sederci al tavolo per chiedere che la norma venga applicata su base volontaria, e non obbligatoria, anche in virtù del fatto che i risparmi annunciati in realtà non esistono. Vogliamo poter dire la nostra - attacca la presidente - altrimenti tra marzo e aprile andremo a Palazzo Chigi con tutti i nostri cittadini». E l'Anci, l'associazione dei Comuni più grandi, che fa? «Ci snobba», dice ancora la presidente dei piccoli. Giusto per chiarire, Biglio precisa di non essere contraria all'accorpamento in generale, «ma solo a quello obbligatorio, ingessato e calato dall'alto fatto su una soglia demografica che non rispetta la libertà dei Comuni prevista dalla Costituzione e il principio di sussidiarietà». Poi un'altra stoccata al governo, reo di non aver mai avuto ascoltare l'Anpci: «La verità è che i piccoli Comuni vengono abbandonati perché elettoralmente insignificanti ed è la ragione per cui non gliene frega niente a nessuno». Biglio è un fiume in piena: «In questo Paese l'importante è il consolidamento dei propri privilegi attraverso il controllo radicale del territorio con la riduzione della democrazia partecipata». Lanciato il guanto di sfida «o parlate con noi o veniamo sotto le vostre finestre a protestare», Biglio ricorda al premier «che l'Anpci parla in rappresentanza di 5.836 comuni che hanno meno di 5mila abitanti ma che tutti insieme fanno circa 10 milioni di italiani». La riforma degli Enti locali, suggerisce l'Anpci, «deve essere organica e bisogna verificarne la costituzionalità». Perché così com'è «non si può applicare e Renzi e Delrio non lo hanno voluto capire. Perché non si pensa di sottoporre il legislatore a un serio encefalogramma per assicurarsi che almeno non sia piatto?». Risate in sala mentre viene programmata la protesta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA