I ricordi commossi di un'esule fiumana
Questa sera alle 19, lo scrittore Roberto Centazzo presenterà il suo nuovo libro "Toccalossi e l'impicciona" nella sede della Soms di Voghera (via XX Settembre 92), in un incontro organizzato dalla libreria Ticinum di Elisabetta Balduzzi. Al centro della vicenda, un Toccalossi sempre più esistenzialista e stanco, costretto suo malgrado a seguire un'indagine fitta di misteri: il caso di un uomo finito sotto il treno, forse per pura disgrazia, forse perchè qualcuno ce l'ha spinto. Ma anche Nerina, la settantanovenne vicina di casa della vittima, vuole fare chiarezza e lo fa a modo suo ficcando il naso a destra e a manca. Con scrittura fresca, delicata e a tratti commovente, l'autore si diverte a fondere insieme i due generi classici del noir quello che vede protagonista un inquirente e quello che affida il caso a un semplice ficcanaso curioso. Ingresso libero. SAN MARTINO SICCPOMARIO Oggi alle 18, nel Giorno del Ricordo, ex professoressa, poetessa e scrittrice Lilia Derenzini, esule fiumana, presenterà il suo ultimo libro "Ricordi e riflessioni di una vita" (Delta3), presso il Centro Culturale San Martino della Biblioteca "Anna Frank" (via Trieste 24). A seguire, una serie di letture sulle foibe, che la stessa Derenzini ha selezionato su richiesta dell'Assessore alla Cultura, Stefania Zanda. L'affetto e la nostalgia con cui pensa alla sua terra, Fiume, e alla storia sua e della sua famiglia, però, non le ha impedito di parlare dell'esodo dei fiumani in questo suo sesto libro, composto da quattro storie "sparse", di cui due sono dedicate ai suoi ricordi legati alla città di Pavia – dove ha vissuto dai 4 ai 36 anni, dopo che suo padre vi fu trasferito da Fiume e prima di stabilirsi a San Martino dove oggi ancora vive – e due sono incentrate su Fiume. «La prima è una storia di fantasia ambientata sulle rive del Ticino - dice – Il secondo racconto prende spunto dal mio periodo di studio al Liceo Foscoloe parla del Castello di Oaramala, dove i Malaspina erano soliti invitare i trovatori, per dedicare le canzoni alle damigelle di corte. Il racconto nasce per parlare ai giovani d'oggi, per invitarli ad apprezzare questa forma di romanticismo cavalleresco. Il terzo racconto parla della mia famiglia e della nostra casa, a Fiume, di cui per anni nessuno ha mai parlato. Ora la casa non c'è più, ma quando sono tornata a vederla, nel 1967, aveva ancora i buchi dei proiettili della guerra. Infine, l'ultimo racconto, è dedicato agli Italiani di Fiume, gente di frontiera, una minoranza costretta a difendere sempre la propria identità nazionale dalle insidie della storia».