L'evoluzione del presentatore
di ENRICO VERONESE Conti che non tornano. L'inizio del festival è un sollievo, perché finisce il periodo dello spot promozionale in cui "tutti cantano Sanremo". Cioè le canzoni di troppi anni fa: aspettarsi altrettanto da quelle in gara è una pia illusione. Ogni festival ha la cifra del conduttore, da quando costui è anche direttore artistico: Fazio aveva pretese d'elevazione per farlo digerire ai più snob, Fiorello - convitato di pietra, sfiorato come la linea tangente a un pianeta ormai troppo lontano nell'orbita - avrebbe fatto l'one man show, ché tanto l'audience sarebbe stata in saccoccia. Non avremo Morandi, che quest'anno preferisce folleggiare su Facebook, né Magalli intento a studiare il discorso presidenziale; Carlo Conti invece è la prima serata della rete ammiraglia, gli studiati passi del baudismo a coprire tutto il palcoscenico. Non osa di un centimetro e rassicura coloro che pensano che Sanremo conti ancora qualcosa: a smentirli, le classifiche di vendita. In 140 caratteri. Dopocena italiano: collegamento di Mollica col tg, gruppi d'ascolto sul divano, birra gelata come per le partite della Nazionale, il tablet o il laptop per twittare le impressioni in tempo reale. In molti si apprestano a vivere in questa maniera il rito annuale del festival, da quando la social tv è appannaggio di una massa sempre più grande di spettatori, con l'ormai solito problema della vigilia: quale hashtag adoperare? Che sia creativo, mi raccomando. Così fioriscono, oltre al logico #Sanremo2015 della Rai, le proposte più sfiziose: se il 2013 era #sanctusremus per via delle dimissioni di papa Ratzinger, e nel 2014 campeggiava #staisanremo, quest'anno pare sia la volta di #cosedisanremo, a fare il verso alle immagini che Filippo Sensi, l'addetto stampa del premier, posta su Instagram. Shish. A proposito: Rocío Munoz Moralez, una delle vallette - ma guai a chiamarle così - è bella come può esserlo la compagna di Raoul Bova (e viceversa), ma soprattutto parla un italiano forbito e scorrevole. Non si fatica ad immaginare le sue colleghe Arisa ed Emma alle prese con lo spagnolo, per presentare un eventuale equivalente iberico di Sanremo. E per converso, riusciamo a provare sensorialmente in prima persona la fatica che farà Carlo Conti a pronunciare con correttezza le generalità della modella, con la zeppola d'ordinanza, evitando di sputare i propri incisivi sulle poltrone di prima fila. Perché dopo il semestre e prima dell'Expo siamo diventati così europei, che le lingue le conosciamo esattamente come prima. ©RIPRODUZIONE RISERVATA