Oggi il nuovo accordo presentato ai leader Kiev: no a nuove concessioni ai separatisti
Il contenuto dell'accordo di cui Putin, Merkel e Hollande hanno discusso venerdì notte al Cremlino non è ancora noto, ma secondo indiscrezioni esperti di politica estera di Parigi e Berlino si troverebbero a Mosca per stendere il piano da presentare oggi nella conference call tra i leader di Francia, Germania, Russia e Ucraina. L'obiettivo è far rivivere gli accordi di Minsk, che settembre hanno portato a un cessate il fuoco spesso violato, e che prevedevano, tra l'altro, uno status speciale per il turbolento Donbass. Una tregua immediata con l'arretramento delle armi pesanti è tra i passaggi chiave del nuovo compromesso, mentre Hollande ha proposto ieri a Monaco (nella foto il luogo dell'incontro) una maggiore autonomia per il Sudest. Fonti diplomatiche sostengono che sarà delineata una nuova "linea di contatto" diversa da quella di settembre, che comprenderà le recenti conquiste dei ribelli (circa 1.000 kmq di territorio). Le autorità tedesche negano però che saranno fatte concessioni territoriali ai separatisti. Anzi , per venire incontro a Kiev , sembra che sarà messo nero su bianco che «l'integrità territoriale ucraina» non può essere violata. Un altro punto cruciale è la creazione di una zona cuscinetto, che secondo Hollande sarà larga 50-70 km ( 30 km in precedenza). Il presidente ucraino Poroshenko ha invece bocciato l'ipotesi di inviare forze di pace nel Sudest perché «basterebbe un monitoraggio internazionale al confine» per avere «pace e stabilità in una settimana». Sarebbe proprio questo il punto più problematico, il controllo efficace della frontiera russo-ucraina, per impedire a Mosca di fornire armi e uomini ai miliziani. Anche gli accordi di Minsk prevedevano il monitoraggio dei confini da parte dell'Osce, ma questo principio rimase di fatto lettera morta. Kiev - scrive gazeta.ru - potrebbe invece cancellare il blocco economico che in autunno ha decretato la chiusura di tutti i servizi pubblici e il congelamento dei conti bancari nelle zone occupate dai ribelli.