Ultima chiamata per la pace in Ucraina

di Maria Rosa Tomasello wROMA L'Ucraina è una polveriera che rischia di esplodere da un momento all'altro, spingendo il mondo sull'orlo di un nuovo abisso. Il presidente francese François Hollande non nasconde la sua inquietudine: «Se non riusciamo a trovare un accordo di pace duraturo, conosciamo perfettamente lo scenario e il suo nome: si chiama guerra». Il giorno dopo la missione a Mosca, dov'è volato venerdì con la cancelliera tedesca Angela Merkel per convincere il presidente russo Vladimir Putin ad accettare il piano di pace messo a punto da Francia e Germania, «una delle ultime possibilità» per evitare la deflagrazione, Hollande avverte che il tempo dei negoziati sta per scadere. Da Monaco, dov'è l'ospite più attesa ai lavori della Conferenza internazionale di sicurezza, presenti trenta Paesi, Merkel ammette la sua preoccupazione: «Non è certo che abbiano avuto successo, ma dovevamo tentare. Non è possibile una soluzione militare, bisogna sviluppare gli accordi di Minsk». I confini europei «sono e devono restare inviolabili» e «così la libertà dei popoli di decidere il loro futuro» sottolinea la cancelliera, ma «la sicurezza in Europa è con la Russia, non contro la Russia», che deve fare «la sua parte». Quindi no alla fornitura di armi all'Ucraina, ipotizzata dagli Usa: «Comprendo il dibattito sulle armi, ma non credo che contribuirebbe a risolvere il conflitto» afferma, mentre ogni giorno arrivano segnali dell'insofferenza dell'amministrazione Obama verso Putin. «Non vogliamo fare la guerra a nessuno, ma collaborare con tutti» replica a distanza il leader del Cremlino. Ma Mosca, sottolinea Putin, «non accetterà mai un ordine mondiale diretto da un unico soggetto-guida che vuole rimanere tale», né il tentativo di «congelare l'attuale ordine mondiale con l'esistenza di un unico leader, che ha preso forma negli ultimi decenni dopo la caduta dell'Unione Sovietica» o di «frenare» lo sviluppo della Russia. All'Occidente lo "zar" Putin lancia un messaggio: le sanzioni economiche «danneggiano», ma «non possono essere efficaci con un Paese come la Russia». Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov si dice ottimista sulla possibilità di una soluzione pacifica: «Un accordo è possibile», sottolineando che i colloqui continueranno, ma avverte il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg che il sostegno dell'Alleanza a Kiev mina gli sforzi di pace e accusa «gli Usa e i suoi alleati» di minacciare la pace in Europa. La replica è immediata: Stoltenberg ribadisce «la responsabilità della Russia nella crisi» e aggiunge: «Le nostre misure sono difensive e teniamo aperto il canale del dialogo». Dichiarazioni a cui si aggiungono le parole del comandante della Nato Philipp Breedlove a Monaco: «Non credo che sia giusto escludere l'uso di strumenti militari» afferma. Gli Stati Uniti attaccano, lanciando una sfida a Putin: «Non dire, dimostra. Giudicheremo per i fatti, non per le parole» afferma il vice presidente Joe Biden alludendo alla violazione degli accordi di Minsk, siglati a settembre. «La Russia – afferma Biden – ha cercato di cambiare i confini dell'Ucraina con la forza e i separatisti, sostenuti da Mosca, hanno perpetrato offese orribili contro i civili». Per questo, ribadisce, gli Usa contiueranno a fornire assistenza a Kiev. «Non pensiamo che ci possa essere una soluzione militare, ma l'Ucraina ha diritto a difendersi», dunque «Putin scelga: uscire dall'Ucraina o pagare un prezzo caro con le sanzioni». La diplomazia lavora senza sosta per evitare la deriva della crisi nel Donbass che, dice il presidente ucraino Petro Poroshenko, ha già fatto 5.600 vittime civili e 1.432 morti tra i soldati governativi, un milione di rifugiati interni e settecentomila in Russia. A Monaco Lavrov incontra per un'ora e mezza il segretario di Stato Usa John Kerry, Merkel e Poroshenko vedono Biden. E il leader ucraino ripete: al Paese non servono i caschi blu dell'Onu: «Bisogna semplicemente chiudere le frontiere e ritirare le truppe straniere», Kiev è pronta «in qualsiasi momento a dichiarare la completa e incondizionata cessazione del fuoco». Poroshenko chiede il rispetto del protocollo di Minsk, in tutti i suoi 12 punti, senza modifiche, e invoca il sostegno economico e militare, di Europa e Usa. «Noi non abbiamo mai violato la tregua di Minsk – afferma – Di quali prove ha bisogno il mondo per riconoscere che vengono consegnati mezzi da guerra russi in Ucraina? Questa – conclude mostrando alle telecamere i passaporti di soldati russi – è la più grande prova dell'aggressione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA