«Daremo il 110%»
di Alessandro Cecioni wROMA Sergio Parisse, capitano degli azzurri, riflette un momento prima di rispondere alla domanda del giornalista irlandese. «Cosa abbiamo dato in questi quindici anni al Sei nazioni oltre a passione ed energia? Io credo che passione ed energia, coraggio, siano la base. Se non li hai è inutile che tu giochi a rugby. Detto questo sono un po' stanco di sentire che l'Italia mette solo coraggio, energia e passione nelle partite. Noi dobbiamo mostrare il nostro gioco, imporlo agli avversari». Uno studio indica lei, Parisse, fra i primi quattro migliori giocatori del Sei nazioni di sempre, dopo O'Driscoll, Martin Johnson e O'Connoll, ma per trovare un altro italiano si deve scendere sotto la ventesima posizione ed è Dominguez. Siamo da troppo poco nel Torneo per poter esprimere buoni giocatori? «Personalmente posso dire che le statistiche fanno sempre piacere e sono orgoglioso che un giocatore italiano sia indicato fra i migliori. La mia speranza è che sempre più nostri giocatori possano entrare fra i migliori». Vi ha sorpreso la scelta di Keatley all'apertura? «Forse ci aspettavamo Maddigan, ma si vede che l'Irlanda cercherà più il gioco al piede che l'attacco diretto della nostra linea difensiva. L'apertura del Munster è un ottimo giocatore e i miei compagni delle Zebre e della Benetton l'hanno incontrata e la conoscono bene. Ma con tutto il rispetto dovuto all'avversario non è il numero 10 irlandese il nostro primo pensiero, ma come affrontare i nostri avversari globalmente e come cercare di imporre il nostro gioco». E quale sarà la strada che seguirete? «Non voglio svelare il nostro piano. Posso ribadire che l'Irlanda ha tante qualità, ma alla vigilia di questa partita non pensiamo a queste qualità. Io vedo intorno a me, nei miei compagni, anche e soprattutto nei più giovani, fame di vittoria, voglia di far bene e una grande serenità. E questo mi fa pensare che se loro dovessero giocare al 70% non uscirebbero con una vittoria dall'Olimpico. Devono dare il 100% per batterci». E voi? «Noi dovremo dare il 110, il 150% per battere loro. Ma sono molto fiducioso». L'organizzazione del gioco azzurro passa per Haimona, la nostra apertura. «Haimona è un ragazzo molto particolare, timido non di molte parole a novembre ha fatto bene e bene ha fatto Brunel a dargli fiducia. Certo ha commesso degli errori, ma può migliorare, come tutti noi. Ha avuto l'opportunità di giocare nei test e ha dimostrato di avere qualità. Certo il Sei nazioni è diverso dai test, nelle partite c'è più pressione, il torneo è lungo. Ma noi cercheremo di metterlo nelle migliori condizioni possibili per fare il suo gioco. Un pack avanzante è condizione importante per dare tranquillità al mediano di apertura». Lo scorso anno fu un Sei nazioni disastroso. «Anno nuovo vita nuova». ©RIPRODUZIONE RISERVATA