LE SORPRESE NELL'ANNO DEL MONDIALE

Il Sei nazioni che si gioca nell'anno del Mondiale è sempre un torneo strano. Le sorprese spesso sono figlie di gerarchie mandate a ramengo nel nome degli esperimenti e delle carte nascoste in vista delle sfide iridate d'autunno. E dunque è possibile aspettarsi di tutto anche in una partita dall'esito apparentemente scontato, come quella fra i "cucchiai di legno" in carica, e i numeri uno uscenti. Per restare agli ultimi due Sei nazioni con orizzonte Mondiale, quelli del 2007 e del 2011, il contrasto fra valori e risultati è stato sorprendente. Prendiamo il torneo di otto anni fa, con gli azzurri inattesi vincitori in Scozia (37-17, la famosa partita delle tre mete in avvio) e poi in casa con il Galles. Al Mondiale successivo, nella sfida decisiva per il passaggio ai quarti contro la Scozia, poi il risultato fu opposto. E anche quattro anni fa lo scontro con la Francia offrì la contraddizione di un'Italia vittoriosa nel Sei nazioni e poi eliminata al primo turno nel Mondiale che vedeva i francesi sfiorare il titolo (7-8) nella finale con la Nuova Zelanda. Da qui a dire che contro l'Irlanda il pronostico è meno in discesa di quanto possa sembrare, ce ne corre e come. Ma possono subentrare motivazioni e logiche tecniche in grado di spostare gli equilibri nei momenti cruciali. Gli azzurri – e lo ha spiegato bene capitan Sergio Parisse – sanno che se non giocano oltre le loro potenzialità non hanno speranza ma anche i loro avversari sono consapevoli di non potersi permettere un impegno ridotto: all'Olimpico, appena due anni fa, pagarono pegno con una sconfitta che andò ben oltre il 22-15 finale. Serve anche questo per farsi coraggio in una sfida che, al di là del risultato, potrà cambiare verso alle lancette del barometro dell'autostima azzurra. Nessuna sfida è mai persa prima di averla giocata. O, almeno, così dovrebbe essere. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA