Grandi Rischi: le motivazioni dell'appello

La riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, la prima fuori Roma, non era valida: sia per le modalità di convocazione sia per la mancanza del numero legale. Lo dice la sentenza la Corte d'appello dell'Aquila che ha riformato il verdetto di primo grado assolvendo 6 dei 7 componenti e condannando a due anni il solo Bernardo De Bernardinis allora vice capo della Protezione civile quale responsabile della comunicazione e quindi di aver inviato messaggi rassicuranti alla popolazione aquilana. «La riunione indetta da Bertolaso va ricondotta al paradigma delle ricognizioni, verifiche e indaginì che in ogni momento il capo della Protezione civile può richiedere ai componenti della commissione Grandi Rischi»: è questo il valore che la Corte d'appello dà alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 basando la posizione sull'assenza «del numero legale di 10 componenti in coerenza con le effettive modalità di convocazione (con lettera inviata la sera del 30 marzo 2009 dal capo del dipartimento Bertolaso soltanto ai quattro componenti della Cgr "esperti del settore rischio sismico") e con lo sviluppo della discussione». La Corte sottolinea che i componenti effettivi della Cgr presenti erano Barberi, Boschi, Calvi ed Eva e che De Bernardinis partecipò come vice capo del Dpc in sostituzione di Bertolaso che aveva indetto la riunione, e in tale veste «rappresentava la massima autorità di Protezione civile», ma lo stesso De Bernardinis era «funzionalmente estraneo alla Cgr ed infatti si limitò ad introdurre temi della riunione, senza operare valutazioni di sorta e poi a presiedere la conferenza stampa. ROMA Basta con le «repubblichette» è arrivato il momento delle macroregioni e delle aree metropolitane. Arriva da Vercelli, dove ha preso parte all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università del Piemonte Orientale, il monito di Sergio Chiamparino. Nella doppia veste di presidente della Regione Piemonte e della Conferenza delle Regioni, rilancia l'idea di una semplificazione nell'organizzazione degli enti locali. Nessuna fusione tra regioni, che rischierebbe di trasformare la discussione in una nuova "Guerra dei Trent'anni", ma un ragionamento che parta dalle funzioni. «Su temi come l'ambiente, i trasporti, i fondi europei o la sanità - sottolinea Chiamparino - lo scopo deve essere quello di lavorare per macroaree, per essere più incisivi. Questo non significa creare nuove istituzioni, ma solo fare convenzioni tra quelle esistenti». Il modello teorizzato dal presidente della Conferenza delle Regioni ipotizza una ventina di grandi aree tra città metropolitane e macroregioni, che dovrebbero essere in tutto otto. Un esempio? Il Piemonte. «Arrivare fino al Veneto potrebbe essere difficile, ma con Lombardia e Liguria il discorso va fatto. Senza partire dai confini, ma cominciando a pensare su quali temi ha senso fare una programmazione insieme. La risicoltura vercellese non è diversa da quella della Lomellina». Quello teorizzato da Chiamparino è dunque un cambio di mentalità, prima ancora che organizzativo, pensato per razionalizzare le risorse. Un colpo di spugna rispetto al modello che, negli ultimi anni, ha portato le Regioni «a trasferire in periferia molti servizi». Per riuscirci, secondo il presidente della Conferenza delle Regioni e del Piemonte, «sarebbe sufficiente, all'interno della riforma del Titolo V, inserire i processi di aggregazione tra le Regioni già previsti dall'articolo 132 della Costituzione». Insomma, per i governatori le Regioni così come sono non funzionano più e rischiano di rimanere schiacciate sotto una montagna di debiti. L'idea sostenuta da sempre anche dal vicepresidente della Conferenza, il governatore della Campania Stefano Caldoro, è di inserire le Macroregioni nella legge che abolisce il bicameralismo e il Cnel. Si tratta di un'ipotesi di lavoro, ma in questi giorni si stanno moltiplicando i contatti formali per valutare le modifiche degli articoli della Costituzione che stabiliscono sia il numero delle Regioni sia le loro funzioni. Se passasse questo progetto di revisione costituzionale, le regioni potrebbero decidere autonomamente di svolgere insieme alcune funzioni risparmiando denaro pubblico rendendo i servizi più efficienti. Politicamente il Pd sembra aver trovato un accordo, mentre la Lega è da sempre favorevole alle Macroregioni. Forza Italia ha presentato una sua proposta di legge. E il premier Renzi cosa ne pensa? A lui il progetto è sempre piaciuto. Nel primo incontro con la Conferenza dei presidenti regionali davanti alle prime ipotesi di accorpamento disse che se erano tutti d'accordo dovevano «solo alzare la palla e lui l'avrebbe schiacciata». Sergio Chiamparino ora sembra voler giocare in pieno quella partita. (f.cup) ©RIPRODUZIONE RISERVATA