Azzurri, ci sarà da soffrire Subito la corazzata Irlanda

SEI NAZIONI 2014: IRLANDA ITALIA È UNA BATOSTA PER GLI AZZURRI, QUI SI VEDE MC LEAN BLOCCATO DA D'ARCY (A SINISTRA) E DAL MITO BRIAN O'DRISCOLL di Fabrizio Zupo wINVIATO A ROMA Segnatevi questa data: domenica 1° marzo Irlanda-Inghilterra all'Aviva Stadium di Dublino, lì si quasi certamente ci si giocherà il trofeo del Sei nazioni. Nel frattempo entrambe avranno già incontrato l'Italia versione finale del ct Jacques Brunel pronto all'addio fra sei mesi, più o meno a seconda di dove si fermeranno gli azzurri al Mondiale. L'Italia priva di infortunati seri, Geldenhuys a parte forse recuperabile per gli ultimi due turni, cerca di riavvolgere il nastro al 2013 dimenticando i dodici mesi successivi. Soprattutto cerca nel sedicesimo uomo (il pubblico, oltre 60mila sicuro per domani e già oltre centomila prenotazioni per il prosieguo) la benzina per centrare almeno uno dei bersagli casalinghi: Francia o Galles il primo giorno di primavera. Brunel ci crede ma non troppo. A non credere possibile l'impresa riuscita due anni fa con l'Irlanda è lo stesso Brunel pronto a giocarsi tutti gli esperimenti possibili in questo avvio. Sperando, strada facendo, di trovare una sintesi, un equilibrio dice sempre, almeno in mediana confermando Haimona pur in calo con le Zebre aveva stupito in azzurro a novembre. E il giovane Allan in vena di riscatto. Stasera l'anticipo. Per la seconda volta in 133 anni il torneo non parte il primo sabato di febbraio e viene varato dall'anticipo stasera alle 21 a Cardiff tra Galles e Inghilterra. Con gli ultimi talmente sotto pressione per i continui cambi di formazione, le delusioni novembrine e un Mondiale in casa con obiettivo minimo la finale, da rischiare lo psicodramma. L'incognita Mondiali. Due le caratteristiche di fondo di questa edizione rispetto alle altre. Le nuove coppe sempre più ricche e importanti che vedranno i quarti di finale ad aprile. Il cantiere per la Coppa del mondo che ogni quattro anni cambia le carte in tavola dei valori. Innanzitutto perché crea un nuovo "picco" in cui trovarsi in piena forma. Normalmente le Nazionali devono essere pronte a febbraio, giugno e novembre per Sei nazioni e tour. Chi gioca le coppe in "nazionali" travestite da franchigie come il Leinster pure in primavera. Il Mondiale, specie se giocato praticamente in casa da quattro delle prime dieci del ranking asciuga energie e focus di preparazione. La controprova? Guardiamo il passato azzurro. L'anno della coppa iridata porta bene a metà agli azzurri perché chi punta sicuramente a passare il turno va a pieno regime nel secondo impegno. Nel 2003 il Galles andò ko a Roma nel torneo, ma poi a Canberra sgambettò proprio l'Italia di Kirwan nello spareggio per il passaggio ai quarti; nel 2007 Scozia ko a Edimburgo e boom della rugbymania, ma sei mesi dopo il Cardo superò di due punti gli azzurri di Berbizier e passò ai quarti; nel 2011 prima vittoria nel Sei nazioni sulla Francia che approda poi alla finale di Auckland mentre l'Italia di Mallett si ferma al primo turno. Qualcosa di inusuale accadrà anche stavolta e ha ragione Jacques Brunel a dire che la magia del torneo è la sua imprevidibilità. Nuove coppe. Ebbene nell'era Pro dopo vent'anni di Heinken Cup abbiamo assistito allo scontro al calor bianco fra club inglesi e francesi contro federazioni e Irb (ora World Rugby). Nel mirino le franchigie Celtiche ree di vivere rendite di posizione. Avevano molte ragioni. Guardate i quarti della nuova Champions: quattro club inglesi, tre francesi e il Leinster Dublino. L'anno scorso erano tre le irlandesi e nei 17 anni precedenti il Munster non era mai mancato. Lo scontro ha cambiato i rapporti di forza anche fra club e Union e c'è attenzione nel gestire i giocatori. In questo senso occhio al Galles: non ha club impegnati ai quarti se non i cinque convocati da Gatland che giocano all'estero. Le speranze. Un impegno in meno in quest'anno particolare può permettere un lavoro migliore al ct. L'Italia deve inserirsi in questo flusso, dimostrare che contro Samoa e in parte Pumas non è stato un caso. Qualcuno a Roma può fare un bel tonfo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA