L'INTERVISTA»BERTRAND FOURCADE
di Fabrizio Zupo «Sono in campo coi ragazzi, possiamo sentirci finito allenamento?»: i ragazzi sono quelli delle giovanili del Mirano (320 in tutto) e il loro allenatore si chiama Bertrand Fourcade, (Mitou per tutti) che, assieme a Guy Pardies e a Francesco Pietrosanti, ex mediano azzurro, cura da un lustro il vivaio del club veneziano. Dove sono usciti Francesco Minto e Michele Campagnaro. Ct azzurro dal 1989 al 1993, Fourcade fece debuttare Diego Dominguez e Ivan Francescato, Massimo Cuttitta e Franco Properzi, Paolino Vaccari e Massimo Giovannelli, quelli che han portato l'Italia al Sei nazioni. La sua partita migliore al Mondiale 1991 quando l'Italia si fermo a meno 10 dagli All Blacks. Alla firma del contratto Brunel andò proprio a Mirano dai due amici francesi a prender consiglio. «L'ho anche allenato». Chi? «Jacques Brunel. Ero selezionatore del Perigord-Perynees quando si giocava il Trofeo delle Regioni». Distaccato ma non troppo Fourcade rispetto l'azzurro. «Sì è vero ho l'Italia nel cuore. Brunel è un amico, lo conosco bene. Sul Sei nazioni? Beh, partendo da 11 sconfitte e una sola vittoria, posso dire che sarà molto difficile. Ma ci sono le tre partite in casa Irlanda, Francia e Galles». Che Italia sarà: versione 2014 o quella 2013? «Jacques fa un gran lavoro per cambiare lo spirito di una squadra che ha sempre puntato solo sulla mischia. Ma non si può solo giocare con il pack. Brunel ha dimostrato a novembre che questo gruppo un gioco ce l'ha e ha inserito già molti giovani. In prospettiva serve pazienza, ma in tre, quattro anni arriveranno giovani validi dai club e dai centri di formazione. Io ne vedo molti». Cosa consiglierebbe al ct? «Brunel e Berot (il vice del ct, ndr) dovranno lavorare per "marcare il territorio", cercare il colpo in casa, per far capire a Irlanda e Francia che saranno nel nostro girone al Mondiale di settembre che l'Italia può raggiungere i quarti a Londra». Con ordine: Irlanda. «Con loro è più difficile, anche se schiereranno qualche non titolare». Francia più abbordabile? «Sì perché ha più difficoltà di gestione del gruppo, di rapporti nello staff, di stranieri equiparati più o meno integrati, una serie di confusioni che non danno una bella immagine. Saint'André non lo conosco e non mi piace il suo lavoro. Il Sei nazioni di quest'anno, non nascondiamocelo, è il laboratorio del Mondiale». Torniamo all'Italia. Che succederà domani? «L'Irlanda è la miglior squadra oggi. Possiamo fare vedere qualcosa di interessante. Non sono nella testa di Jacques ma se possiamo metterli in difficoltà sarà nella riconquista. Mischia e touche sono due fonti di gioco dove l'Italia può alimentare il gioco. Ma è l'utilizzazione del pallone una volta uscito che mi mette dei dubbi. Dobbiamo far vedere gioco al largo, saper alternare. Non c'è solo lo stretto, la penetrazione. Certo se a Roma si giocherà sotto la pioggia allora non sarà possibile dare respiro. E loro al cattivo tempo sono molto più abituati. Altrimenti noi possiamo far vedere qualcosa. Haimona mi piace, prende bene la linea, Campagnaro ha delle grandi qualità, Masi quando riesce a prendere velocità mette in crisi tutti». Pronostico finale? «L'Inghilterra sarà la favorita perché giocherà poi un Mondiale in casa che sta preparando da tre anni. Il Galles può fare un exploit. e l'Irlanda può mettere d'accordo tutti. Ma l'Italia invece può disturbare tutti. La Scozia? Vern Cotter è un neozelandese che ha fatto bene a Clermont e quindi conosce bene tutti i giocatori francesi e domani sarà dura per la Francia. Ma ripeto il torneo serve a cercare i 30-35 per la preparazione estiva». E la sua Francia? «Sulla singola partita batte tutti, ma non ha la capacità di fare lo stesso per 17 volte come i Blacks: quella ancora non ce l'ha. L'Irlanda gioca con schemi e se cambia un giocatore nulla cambia. Noi non abbiamo Geldenhuys ma se anche Parisse dovesse infortunarsi? Il problema di Jaques è questo: una panchina corta che non garantisce cambi equilibrati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA