Professore italiano muore in incendio

Si era occupato anche delle primavere arabe e della «lingue della rivolta» il professor Massimo Bevacqua, l'arabista docente nelle università di Tunisi, Urbino e Roma, trovato morto in circostanze misteriose nella sua abitazione di Sidi Bou Said, a 20 km dalla capitale tunisina. Secondo le prime informazioni, il decesso risale alla notte tra il 3 e il 4 febbraio: il corpo presentava delle ustioni dovute ad un incendio scoppiato nell'appartamento, ma i media locali parlano di una morte avvenuta in circostanze oscure. Una collaboratrice tunisina dell'ateneo di Urbino ha ricevuto una telefonata secondo cui qualcuno si sarebbe introdotto in casa del professore mettendo tutto a soqquadro, lo avrebbe accoltellato e poi avrebbe appiccato il rogo. «Nessuna certezza sulla dinamica - ha riferito l'ambasciata italiana a Tunisi - attendiamo gli esiti delle indagini avviate dalla magistratura tunisina» e l'autopsia, fissata per oggi. Massimo Bevacqua avrebbe compiuto 42 anni domenica prossima. Era nato a Rossano Calabro, dove vivono ancora la madre e i 4 fratelli, uno dei quali, Cataldo, è partito per Tunisi appena appresa la notizia. Da tempo abitava a Sidi Bou Said, un villaggio turistico dove risiedono molti stranieri. Il mondo arabo e la filologia erano le sue passioni da sempre. «Siamo sconvolti. Massimo Bevacqua era un collega di valore e una bravissima persona, non sappiamo cosa possa essere accaduto» dice il professor Klaus Ehrardt, coordinatore del corso universitario di Pesaro Studi (facoltà di Lingue e culture straniere dell'ateneo di Urbino) in cui Bevacqua insegnava lingua araba con un incarico a contratto. di Fiammetta Cupellaro wROMA La lotta alla pedofilia da parte della Chiesa entra oggi in una fase delicata. Per la prima volta, e per i prossimi tre giorni, si riunirà la Commissione pontificia per la tutela dei minori voluta direttamente da papa Francesco. A coordinare i lavori sarà Sean Patrick O'Malley, il cardinale di Boston, diocesi dove nel 2003 scoppiò lo scandalo della pedofilia che aveva costretto Giovanni Paolo II a rimuovere l'arcivescovo Bernard Francis Law, oggi ottantaquattrenne. O'Malley è lui unico porporato scelto dal Pontefice, tra i diciotto membri del nuovo organismo, di cui fanno parte anche due vittime degli abusi: l'irlandese Marie Collins e l'inglese Peter Saunders. Otto sono donne, due sono suore, e nove uomini. I laici sono dieci e sono rappresentati tutti i continenti. Tra loro, medici, psicoterapeuti, esperti che lavorano nel recupero psicologico alle vittime. Papa Francesco l'aveva ribadito più volte: «la Chiesa deve tenere tra le sue priorità più alte la protezione dei minori». Così ieri alla vigilia della prima riunione della commissione, ha preso carta e penna e ha scritto ai presidenti delle Conferenze episcopali degli ordini religiosi di tutto il mondo per chiedere che lo appoggino a sdradicare la «piaga degli abusi sui piccoli e gli adulti vulnerabili». «La commissione – scrive il Papa – potrà essere un nuovo ed efficace strumento per aiutarmi a promuove l'impegno della Chiesa a tutti i livelli». L'obiettivo primario per Francesco è di poter garantire alle famiglie che la Chiesa tuteli i loro figli e che sia per loro una casa sicura. Per questo, la priorità non può essere «il desiderio di evitare lo scandalo». Il «Papa dei gesti» così è stato definito Bergoglio; e ieri Francesco ha fatto distribuire nelle prime ore della mattina trecento ombrelli ai senza fissa dimora che gravitano intorno al Vaticano e nelle altre zone di Roma dove piove da giorni. Il maltempo che imperversa sulla Capitale ha reso più difficile la vita quotidiana dei clochard. È stato l'elemosiniere apostolico monsignor Konrad Krajewki a gestire l'iniziativa per conto del Pontefice utilizzando i trecento ombrelli dimenticati dai turisti in visita ai Musei Vaticani e alla Cappella Sistina. È lo stesso porporato, che secondo le direttive papali, gira quasi ogni sera con una piccola squadra di Guardie svizzere per dare assistenza ai senzatetto. Il 18 dicembre scorso distribuì 400 sacchi a pelo. Oggi il porporato, che Bergoglio vuole sul «campo» aprirà le docce per clochard proprio accanto al colonnato di San Pietro, mentre il 16 febbraio verrà inaugurata una barberia che resterà in funzione ogni lunedì. I clochard potranno contare su un taglio di barba e capelli da barbieri che hanno dato la propria disponibilità gratuita nel giorno di chiusura dei propri negozi. «Da mangiare si trova, l'occasione di farsi una doccia no e questo impedisce a molti ad esempio anche di trovare un lavoro», ha spiegato monsignor Krajewski. A ciascuno verrà dato il necessario per l'igiene personale compreso un cambio di indumenti. «Si tratta di restituire alle persone la propria dignità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA