Corruzione, sì alle segnalazioni anonime

Una delle misure che servono a prevenire episodi di corruzione è la rotazione del personale addetto alle aree di maggiore rischio. Si tratta di un obbligo previsto dalla legge, efficace a livello teorico, ma di difficile applicazione in Comuni dalle dimensioni medio piccole. Le motivazioni sono intuibili. L'esigenza di far "ruotare" i dipendenti nei vari servizi, infatti, si scontra con la necessità di disporre di funzionari che abbiano la professionalità necessaria a svolgere servizi complessi, come ad esempio quelli tecnici. L'esempio è quello di particolari ruoli che possano essere ricoperti solo da chi sia in possesso di lauree in architettura o in ingegneria, ad esempio. Di queste limitazioni, si deve dare conto nel piano triennale di prevenzione. Anche se il Comune di Pavia, soprattutto per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali, negli ultimi 5 anni ha visto una notevole turnazione. di Fabrizio Merli w PAVIA Si chiama "whistleblowing" e si traduce, in italiano, come "tutela del dipendente che segnala illeciti". È una delle misure adottate nel piano anti corruzione del Comune di Pavia (venticinque pagine reperibili sul sito istituzionale) e introdotta, nell'ordinamento italiano, da una legge del 2012. In sostanza, i dipendenti del Mezabarba che vengano a conoscenza di episodi relativi a violazione della legge hanno la facoltà/libertà di denunciarli, anche mantenendo l'anonimato della segnalazione. Nel caso, invece, la segnalazione rechi nome e cognome del dipendente, il lavoratore non può essere discriminato per avere riferito quanto sapeva. Interlocutore del singolo dipendente sarà il rispettivo responsabile (quindi dirigenti di servizio o di settore) oppure l'ufficio procedimenti disciplinari. Quella che a qualcuno potrebbe suggerire l'idea di "delazione" è in realtà l'ultima frontiera nella lotta alla corruzione. Negli ultimi anni ci si è resi conto del peso che le distorsioni derivanti dalla corruzione hanno sulla vita di ciascun cittadino. Secondo una stima dell'associazione "Libera", tra il 2001 e il 2011 la corruzione è costata 170 euro l'anno per ciascun cittadino italiano. Se non vi fosse stata, in altre parole, ognuno di noi al termine di quel periodo avrebbe avuto 1.700 euro in più. Per questo è stata creata, a livello nazionale, l'autorità anti corruzione, con un Piano nazionale che è stato poi recepito in Piani triennali di prevenzione adottati dalle varie articolazioni della pubblica amministrazione. Il Piano comunale deve essere sottoposto ad aggiornamento entro il 31 gennaio di ciascun anno. La giunta ha appena aggiornato lo strumento. Il responsabile per la prevenzione della corruzione è il segretario generale, Carmelo Fontana. Dalla sua relazione, emerge che l'attuazione effettiva del piano, nel 2014, è stata «di livello medio basso», anche per l'assenza di un programma informatico che consenta di gestire la grande mole di informazioni. «Ma sul tema – spiega l'assessore Giacomo Galazzo, che ha la delega alla legalità – verranno svolte riunioni periodiche, alla presenza del segretario generale, e interpellando anche associazioni come "Libera" che sono impegnate nella lotta per la legalità». Ma come funziona il Piano comunale anti corruzione? Innanzi tutto, sono state individuate quattro aree di attività potenzialmente esposte al rischio della corruzione: acquisizione e progressione del personale; affidamento di lavori, servizi e forniture; autorizzazioni, licenze e concessioni che non abbiano effetto economico diretto e immediato per il destinatario; contributi e sovvenzioni. Su ciascuna area viene preparata una "scheda di rischio" con una scala di valore che può essere inferiore a 5 (rischio basso), da 5 a 10 (medio), da 10 a 15 (medio alto), da 15 a 20 (alto) e maggiore di 20 (altissimo). Applicando criteri contenuti nel Piano nazionale anticorruzione, ad esempio, è emerso che a Pavia il rischio corruzione è medio-alto per le progressioni di carriera (11,5), gli affidamenti di lavori servizi e forniture (12), il conferimento di incarichi di collaborazione (10), mentre è medio per i subappalti o le varianti in corso di esecuzione del contratto (6). Obbiettivo di queste valutazioni è mettere in atto misure la cui validità dovrà essere comunicata, anno per anno entro il 15 novembre, da ciascun dirigente. È sulla base di tali segnalazioni che il responsabile della prevenzione della corruzione stenderà una relazione annuale, entro il 15 dicembre di ogni anno. Relazione che dovrà essere pubblicata sul sito del Comune ed essere accessibile a tutti.