«Raccogliamo l'eredità del preside Meloni»
PAVIA La navata della chiesa di San Lanfranco accoglie la bara di legno scuro coperta di rose rosse. Una grande commozione accompagna Cesare Meloni che proprio ieri avrebbe compiuto 83 anni. In tanti hanno voluto dare l'ultimo saluto a colui che fu docente, ricercatore, figura di spicco nel panorama universitario e sanitario pavese. Era stato direttore dell'istituto di Igiene per quarant'anni e per nove aveva ricoperto la carica di preside della facoltà di Medicina dell'università di Pavia. Quella Pavia che lui amava. Contraccambiato. Un affetto e una stima che ha voluto dimostrargli anche ieri, quando si è stretta al dolore della famiglia, della moglie Maria Concetta, delle figlie Federica e Giulia, dei generi e dei nipoti. A loro si rivolge il parroco, don Emilio Carrera, ricordando quel tratto forte e discreto che ne aveva caratterizzato la figura umana e professionale. E a loro si rivolge sottolineando il dovere di raccogliere la preziosa eredità lasciata, non disperdendo il ricco patrimonio di conoscenze conseguite in tanti anni di impegno accademico. «Un dovere che spetta a tutti – sottolinea don Emilio –. Bisogna proseguire sulla strada da lui tracciata». Fuori, sulla facciata della chiesa, un grande manifesto recita: «Ha insegnato loro come uno che aveva autorità». Poche parole per ricordare l'autorevolezza del docente originario della provincia di Grosseto. «Persona molto capace e umile, di grande umanità, disponibile, attenta alla comunità parrocchiale. Una vita di semina la sua, di condivisione della conoscenza». Lo conosceva bene don Emilio che nell'omelia ricorda che tra loro c'era «un dialogo che ultimamente si era intensificato». «Perché aveva desiderio di sapere, di approfondire la propria fede attraverso la lettura della parola di Dio». A ricordare la vita professionale di Cesare Meloni è invece Gabriele Pelissero, docente di Igiene e presidente del Gruppo ospedaliero San Donato. Ne sottolinea l'acuta capacità di analisi che lo aveva portato a conseguire risultati importanti in diversi settori, dall'epidemiologia all'organizzazione sanitaria. Ne richiama la lungimiranza che fece crescere la facoltà di medicina all'interno del policlinico. «Iniziò con lui il rinnovamento del corpo accademico – sottolinea Pellissero -. Fece del Mondino un istituto di cura a carattere scientifico, tra i primi in Italia, e trasformò l'area infermieristica che transitò da una formazione ospedaliera ad universitaria. Non riesco ad immaginare di non averlo più con me, ma sono convinto che non si interromperà mai quel dialogo iniziato anni fa: è questa la bellezza di essere stato un grande professore universitario, pronto all'aiuto e al confronto». Stefania Prato