Severgnini attore a teatro «Io in viaggio, la mia vita»

PAVIA Beppe Severgnini approda in teatro per la prima volta, nella doppia veste di interprete e drammaturgo di se stesso, con lo spettacolo "La vita è un viaggio" per la regia di Francesco Brandi, in scena questa sera alle 21 al Teatro Fraschini per Altri Percorsi (acquisto biglietti - da14 a 5 euro – in teatro dalle 11 alle 13, dalle 17 alle 19 e un'ora prima dell'inizio, infotel. 0382.371214). Liberamente tratta dai libri dello stesso Severgnini "Italiani di domani" e "La vita è un viaggio", la piéce si svolge come dialogo tra un professionista cinquantenne (Severgnini) e un'attrice ventottenne (Marta Isabella Rizi) che, bloccati nell'aeroporto di Lisbona, trascorrono la notte parlando di libri, canzoni, paure, scelte finché all'alba, quando lo scalo riapre, le loro esistenze riprendono a muoversi, ognuna verso la propria meta. Una terza viaggiatrice, Elisabetta Spada (Kiss & Drive) accompagna l'incontro con musica e canzoni. Severgnini, questo spettacolo nasce da un'urgenza particolare? «Ci sono stati momenti in cui ho voluto dire quello che pensavo di Berlusconi o degli americani, ma questa volta avevo l'urgenza di mettere a confronto due generazioni, che stanno cercando di fregarsi a vicenda, anche con discreto successo. Ho un figlio di 22 anni e quelli che escono oggi dall'università si beccano in pieno una crisi epocale, allora è necessario che le generazioni dei cinquantenni e dei ventenni, si parlino in maniera costruttiva, più che distruttiva». Perché ha scelto di dirlo in teatro? «La vera frustrazione di ogni individuo è quella di avere qualcosa da dire e non poterlo fare. Io sono fortunato, perché quello che penso posso dirlo in tv, sul Corriere della Sera, sul New York Times o da una cattedra. Il teatro è una sfida, perché se vuoi metterti su un palcoscenico a 58 anni non puoi arrivare impreparato». Quanto c'è di autobiografico in "la vita è un viaggio"? «Molto. La vicenda ripercorre quello che mi è capitato con Marta Isabella Rizi, in scena con me, e Betta Spada, autrice delle musiche. Marta l'ho conosciuta nel 2007 che aveva 23 anni, ad Oxford, fuori da un college. Una ragazzina con lo zainetto in spalla, come quella dello spettacolo. Mi ha riconosciuto, mi ha fatto un po' da guida per la città e mi ha detto che avrebbe voluto fare l'attrice. Siamo rimasti in contatto. Questo spettacolo è un po' la sua storia, anzi, gliel'ho proprio scritto addosso, come un abito su misura. Ho sempre pensato che se avessi scritto per il teatro avrei voluto portarci lei». Elisabetta Spada invece che storia ha? «L'ho incontrata un anno fa a Bruxelles, lei era una giovane funzionaria del Parlamento Europeo. Mi ha colpito la sua simpatia, ma soprattutto il suo cd di canzoni che mi ha consegnato. Ho scoperto che aveva una voce divina, e quando ho saputo che aveva mollato tutto per fare la cantante l'ho chiamata. In Belgio è già molto conosciuta, in Italia lo sarà presto». Quale commento allo spettacolo l'ha più colpita? «Sentirmi dire che è poco realistico, perché il cinquantenne non ci prova con la ventottenne. Ma il mio protagonista vuole aiutare la ragazza a fare una scelta importante, il sesso e l'infatuazione senile qui non c'entrano niente. Io credo che sia una realtà possibile, come credo sia possibile una dialogo tra generazioni, vantaggioso tanto per i ventenni quanto per i cinquantenni». Marta Pizzocaro