Anziani al freddo nel Pertusati «C'è stato un guasto»
di Anna Ghezzi wPAVIA Una signora ha indosso lo scialle, sopra il cappotto, mentre sta seduta sulla sedia, nella stanza. L'altra resta nel letto. Un'altra, nel reparto protetti, esce dalla stanza con le mani gelide. «Mia mamma ha freddo _ racconta il figlio di una anziana signora ospite al Pertusati _ al reparto Rosso fa persino più freddo del solito. Per legge la temperatura deve essere almeno 20 gradi, ma qui non arriva a 19 e in corridoio i termometri segnano 17.Eppure noi paghiamo la retta tutti i mesi, e ci richiedono puntualità: bene, noi chiediamo che i nostri anziani non siano lasciati al freddo». Al freddo sono rimaste alcune stanze del reparto protetto e del reparto rosso, al primo piano. «Si è rotta una pompa dell'impianto di riscaldamento – spiega il presidente dell'azienda di servizi alla persona Antonio Ricci – Dalla direzione sanitaria mi hanno assicurato che stanno provvedendo a sostituirla. Entro pochi giorni il problema dovrebbe essere risolto, speriamo già domani». Oggi per chi legge. Le prime segnalazioni erano arrivate qualche giorno fa. La temperatura, in effetti, è calata parecchio, il freddo ha iniziato a farsi sentire in città. E anche dentro la casa di riposo. Non è mai caldo come vorrebbero parenti e pazienti, il Pertusati, anche se alcune pompe di calore sono state sostituite l'anno scorso. Come quelle del reparto protetti, per esempio: mentre nel resto della palazzina del Pertusati l'impianto di riscaldamento è centralizzato, nella sezione protetta è autonomo e ogni "fancoil" può essere regolato in maniera diversa. Ma non è solo questione di riscaldamento, quanto di mantenere il calore all'interno della struttura: «Abbiamo anche un problema di serramenti – spiega infatti Ricci – stiamo valutando come fare per evitare che il calore si disperda». In effetti gli spifferi freddi entrano dappertutto, dalle porte a vetri, dalle finestre, dalle porte. Proprio l'anno scorso, tra la fine di gennaio e la prima metà di febbraio, c'era stata un'altra protesta di pazienti e parenti per il freddo. «Non sopporto l'idea che mia madre stia al freddo – spiega Marco – e non è l'unica che lo dice». Chi entra nella struttura che ospita una sessantina di persone non ha voglia di togliere il cappotto. Si sta bene così. Nei corridoi al pian terreno sibila l'aria dai termoconvettori, i "termosifoni" che buttano fuori aria calda, la rotellina è al massimo. Ma sul viso arriva aria fredda. E la percezione di chi sta fermo tutto il giorno è ancora peggiore: e già l'anno scorso, l'allora presidente Sergio Contrini aveva posto una questione, verificare se la temperatura, anche quando fissata a 21 gradi, fosse «sufficiente per chi sta lì tutto il giorno». E si stava valutando se alzare la soglia del riscaldamento. @anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA