La famiglia del piccolo ebreo ucciso a Roma grata per il ricordo

Commossi, quasi increduli e grati al neo presidente Sergio Mattarella per aver ricordato nel suo discorso d'insediamento il piccolo Stefano, vittima il 9 ottobre 1982 di un attentato alla Sinagoga di Roma, soprattutto in un momento in cui il terrorismo internazionale è ancora una minaccia per l'Italia. Sono queste le emozioni della famiglia Tachè che quel giorno di 33 anni fa, al completo - mamma, papà, ed i figli Gadiel di 4 anni e Stefano di 2 - stava uscendo dalla Sinagoga per la festa di Sukkot, la cerimonia che segna il passaggio all'età adulta dei piccoli membri della comunità, quando entrò in azione un commando di palestinesi che tirò bombe alle due entrate del tempio e sparò colpi di mitraglietta per coprirsi la fuga. Tutti e quattro i Tachè rimasero feriti e Stefano di 2 anni, colpito alla testa morì un'ora dopo l'attentato. Stefano Gaj Tachè non è ancora ufficialmente nella lista delle vittime del terrorismo, ma da ieri molti italiani hanno conosciuto o riscoperto il suo nome grazie al presidente Mattarella.