GIORGIO NAPOLITANO/2
2013. Torna per la rielezione: racconta di avere accettato per il clima difficile e per «il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento». Poi arrivano le mazzate ai partiti per l'immobilismo: «Contrapposizioni, lentezze, esitazioni, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi». Il Parlamento l'applaude e si arrabbia ancora di più: se c'è l'antipolitica «la colpa è anche vostra». Definisce «imperdonabile» la mancata riforma del Porcellum e «non meno imperdonabile» lo stallo sulle riforme, «faticosamente concordate e poi affossate». Rende omaggio a Monti, esorta i Cinquestelle alla dialettica democratica anziché alla «pericolosa contrapposizione tra piazza e Parlamento». Chiede un governo di larghe intese e annuncia un mandato a termine, «fino a quando la situazione del paese me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno».