ANTONIO SEGNI
1962. Nel 1957 si sono firmati i trattati di Roma, che hanno sancito la nascita dell'Europa, e il discorso di Segni è attraversato da una grande speranza: vede l'embrione della futura Unione come «il superamento definitivo di antichi, sterili antagonismi», il frutto di «una volontà sempre più accentuata di superare le divisioni e i contrasti». Come già De Nicola, il nuovo presidente - che parla della Resistenza come di un secondo Risorgimento - punta sull'orgoglio nazionale: definisce l'Italia un Paese con «scarse risorse naturali», ma «una grande ricchezza: l'intelligenza e il lavoro degli italiani». Si pone, già dal primo momento, come un arbitro e non come un giocatore: «Non a me spetta determinare gli indirizzi politici, ma di tutelare l'osservanza della Costituzione e di operare affinché sia garantita l'unità morale e civile». Ma per ragioni di salute resterà al Quirinale soltanto due anni.