SANDRO PERTINI
1978. Alla vigilia della prima elezione diretta del Parlamento europeo, inizia con lo sguardo oltre i confini. Sogna un Paese impegnato nella pace («Si svuotino gli arsenali di guerra, si riempiano i granai») e nella lotta alla fame nel mondo. Presidente partigiano, denuncia «labisso in cui l'Italia fu gettata dalla dittatura fascista e da una folle guerra», e al contempo punta sull'unità nazionale; ricorda la Resistenza con orgoglio ma senza risentimento («perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce») e promette: «Da oggi cesserò di essere uomo di parte, sarò fratello a tutti». Parla di disoccupazione e giustizia sociale, di casa e salute, di scuola e cultura. Ma il suo discorso è segnato anche dagli anni di piombo: condanna la violenza , loda la reazione degli italiani e omaggia Aldo Moro, che, «se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi».